Gomez e il ritorno dei big in Italia: «Siamo più poveri, e impariamo a spendere»

«L’arrivo del tedesco alla Fiorentina è un mezzo miracolo. Ma non vedo un grande flusso migratorio di campioni». Il direttore di Radio Sportiva David Guetta commenta l’ultimo acquisto dei Viola.

Arriva e infiamma Firenze, Mario Gomez. Perché un acquisto così in Viola è difficile ricordarlo, perché un ragazzo che nel miglior momento della sua carriera lascia la squadra più forte d’Europa per andare in un club che difficilmente correrà per lo Scudetto è cosa che capita raramente. «Non ci credevo, è un mezzo miracolo. Mi ero abituato ad anni di grande attenzione al bilancio e non pensavo si riuscisse ad arrivare così rapidamente allo scatto definitivo». Ha seguito con attenzione la trattativa David Guetta, direttore di Radio Sportiva e tifoso viola. È entusiasta per l’arrivo del tedesco, che fa della Fiorentina l’artefice della miglior campagna acquisti tra le squadre di Serie A: «E se riusciamo a vendere Jovetic chiuderemo senza aver speso praticamente niente». Ma a Tempi.it spiega come sia ancora presto per Montella fare sogni da primi in classifica.

Perché?
Secondo me si sottovaluta il doppio impegno, che anche la Fiorentina avrà con l’Europa League. Ricordo la grande stanchezza della stagione 2008: si giocava il giovedì sera in Coppa e poi nel week end il campionato. Arrivammo stremati, fu un enorme successo la conquista del quarto posto. Ecco, se la Fiorentina dovesse giocare fino all’ultimo anche quest’anno per qualificarsi in Champions sarebbe secondo me un risultato fantastico.

Cosa ha convinto Gomez ad accettare la Fiorentina? Sappiamo che c’è stato un tentativo del Napoli negli ultimi giorni.
La Fiorentina si è mossa con grande anticipo e intelligenza. Mancava il grande nome a questa squadra, sfumato con la vicenda di Berbatov: è venuto fuori quello di Gomez, che si era capito che con Guardiola non avrebbe giocato. Così si è detto: togliamo un problema al Bayern, lo liberiamo da un ingaggio alto come quello di questo attaccante, però loro ci vengono incontro facendoci un prezzo particolare. Ecco, credo che come sistema abbia funzionato, perché di fatto la Fiorentina tira fuori meno soldi di quanto Gomez possa valere. Così, sono andati a solleticare l’orgoglio del giocatore: in ballo c’era la possibilità di giocare con continuità e quindi poter avere più speranze di essere convocato con la Nazionale tedesca.

Gomez arriva in Italia dopo Tevez e Balotelli, e si dice possa arrivare pure Torres al Napoli. La nostra Serie A sarà anche in crisi, ma un po’ di appetibilità ce l’ha ancora.
È vero, ma sono quattro nomi che hanno storie diverse. Balotelli è un ritorno a casa, Gomez è nella fase ascenzionale, e pur avendo giocato poco al Bayern ha segnato tanto. Torres ha vinto l’Europa League ma viene da un momento di opacità, mentre Tevez era proprio ai margini del Manchester City, e nell’immaginario europeo vale meno di Higuain. Purtroppo non credo sia un fenomeno organico, non vedo un flusso migratorio di grandi campioni come magari c’era negli anni Ottanta.

Però parliamo di acquisti siglati ad ottimi prezzi, relegati a “seconde scelte” nelle squadre da cui provenivano ma capaci di entusiasmare, a ragion veduta, le piazze italiane dove arrivano. Va sottolineata la bravura dei nostri presidenti.
Diventando più poveri si impara a fare affari. La prendo larga: quand’è che l’Italia ha dato il meglio di sé? Nel secondo dopoguerra, quando ha dovuto industriarsi per uscire dalla difficoltà post-bellica: da lì poi sarebbe arrivata al boom economico. È uguale nel calcio: qui a Firenze Pradé si è trovato in una situazione pazzesca, però ha saputo essere abile coi pochi soldi che aveva. Certo va detto una cosa: io non credo che Balotelli valga un terzo di Cavani, come le cifre sborsate fanno credere.

Insomma, questi nuovi “affari” siglati in Italia sono figli anche del mercato viziato europeo: i top club hanno rose enormi, dove si riciclano in grande fretta i giocatori che magari non girano. E spesso a buoni prezzi.
Il calcio più che un’economia di sistema è diventato un flusso migratorio là dove spunta il nuovo ricco. Negli anni Sessanta c’erano i presidenti che erano “ricchi scemi”, spendevano tanti soldi nel calcio e guadagnavano poco; poi pian piano hanno imparato, e hanno iniziato a guadagnarci. Adesso si è tornato alle spese estremizzate alla massima potenza, e così arrivano società che non hanno grandi pedigree alle spalle ma che riescono a dominare il mercato. E allora si va a cercare chi può accendere al meglio il motore e si investono tanti soldi, che poi diventano volano per altre operazioni. Ecco, per esempio Cavani: coi soldi che prenderà dal Psg il Napoli, chissà, magari potrà permettersi Stevan Jovetic.

Però ancora adesso la vendita all’estero sembra l’ipotesi più realistica per il montenegrino.
Sì, al Napoli lui non vuole andare perché non troverebbe una situazione tanto diversa rispetto a quella della Fiorentina. E poi è tutto da vedere che De Laurentiis possa offrirgli i 4,5 milioni all’anno che vuole e che gli darebbero da altre parti. Alla Juve di spendere 30 milioni non gli passa neanche nell’anticamera del cervello: secondo me Jovetic finirà in Inghilterra.