Guardando l’Assunta, Vergine madre e bambina in fasce

Di Alfredo Tradigo
15 Agosto 2025
Dalla tradizione orientale della Dormizione alla rappresentazione occidentale dell’ascesa al cielo, così icone, affreschi e mosaici raccontano il mistero di Maria
Mosaico della Dormizione della Vergine, Jacopo Torriti, 1295-1305, basilica di Santa Maria Maggiore, Roma
Mosaico della Dormizione della Vergine, Jacopo Torriti, 1295-1305, basilica di Santa Maria Maggiore, Roma

«All’ombra dell’ultimo sole si era assopito un pescatore / e aveva un solco lungo il viso come una specie di sorriso». Potrà sembrare strano, ma in una delle più belle e religiose canzoni di De André (Il Pescatore), quel particolare “solco lungo il viso” è come un sorriso, un richiamo, una dolce ferita che immaginiamo sul volto della Vergine Maria, mentre chiude gli occhi al mondo e li riapre al cielo. Stiamo parlando della odierna festa dell’Assunta, festa della Dormizione di Maria per l’Oriente cristiano, e per noi in Occidente festa dell’Assunta. Festa di Ferragosto per tutti. Festa antichissima che il popolo cristiano da sempre ha celebrato e l’arte rappresentato.

La Dormizione, icona delle origini

Per tutto il Medioevo, sia in Oriente che in Occidente, l’unica icona di questa festa era quella della Dormizione (Dormitio Virginis) in cui Maria non muore ma chiude gli occhi in un dolce sonno, come il pescatore di De André. Noi invece siamo abituati all’immagine più ideale dell’Assunta che sale in cielo, incoronata tra nuvole e angeli. La più nota è quella di Tiziano Vecellio che si trova nella chiesa dei Frari a Venezia e che è stata recentemente restaurata. In Tiziano il corpo glorioso della Vergine Maria sale come una mongolfiera, celebrazione di una traboccante femminile maternità.

Per contro l’iconografia orientale ci mostra una Maria ieratica, distesa sul letto funebre, gli occhi chiusi, circondata dagli apostoli, mentre contemporaneamente (come in uno sdoppiamento cinematografico) il Figlio Gesù prende tra le braccia la sua “animula”, rappresentata da una Maria bambina, avvolta in fasce.

Tiziano Vecellio, pala dell'Assunta, Venezia, Basilica dei Frari
Tiziano Vecellio, pala dell’Assunta, Venezia, Basilica dei Frari

L’Assunta in cielo di Tiziano. E quella “rapita” dal feretro

Questa iconografia è stata la sola praticata nell’arte cristiana sia in Oriente che in Occidente, finché il platonismo quattrocentesco ha staccato Maria dalla terra per proiettarla verso il cielo, come appunto nell’Assunta di Tiziano. L’Oriente cristiano invece, così concreto e legato alla terra, ci mostra Maria distesa sul feretro, in primo piano, il suo corpo è una terra feconda di figli che la circondano, i dodici apostoli.

Le icone bizantine e russe tengono basso il nostro sguardo sull’orizzontale di questo corpo purissimo su cui si innalza – come un albero sul ponte della nave – la verticale del corpo di Cristo che “rapisce” la Madre al cielo, se la porta via come una vela tesa.

Icona ortodossa della Dormizione di Maria
Icona ortodossa della Dormizione di Maria

Dante e l’oro del Torriti

Per oltre un millennio questa è stata l’unica immagine dell’assunzione di Maria anche in Occidente. E qui avviene un piccolo grande miracolo in cui arte e teologia si incontrano nella poesia di Dante Alighieri. A Roma, in preparazione al grande Giubileo del 1300 di Bonifacio VIII, il mosaicista bizantino Jacopo Torriti riveste le pareti della basilica di S. Maria Maggiore con le storie della Vergine e nell’abside rappresenta una grandissima Dormizione.

Come ha suggestivamente ipotizzato il grande studioso e critico letterario Carlo Ossola, l’immagine enorme e rutilante d’oro della Dormizione del Torriti non può aver lasciato indifferente Dante, venuto a Roma per il Giubileo, e che certamente visitò Santa Maria Maggiore, una delle cinque basiliche inserite nel percorso giubilare. Vedendo Gesù con l’”animula” della Madre tra le braccia, Dante avrà certamente tratto ispirazione per quel suo verso «Vergine Madre Figlia del tuo Figlio» che poi inserì all’inizio dell’Inno alla Vergine (canto XXXIII del Paradiso). Dopo Dante, tutta la teologia sull’incarnazione è stretta nella morsa di questi suoi pochi versi che si possono tradurre così: Tu sei madre del Figlio che ti generò all’origine del mondo, tu hai dato alla luce Colui che è luce del mondo e che ora ti genera – rigenera – alla luce del cielo.

La nuova Eva

Maria era presente nel pensiero di Dio prima della creazione. Prima di Eva che fallì. È lei la nuova Eva, corredentrice con Gesù, corpo che sale con l’anima al cielo, corpo che sale col Figlio, corpo che ci salva. Figlio e Madre, redentore e corredentrice! Vincitore e vincitrice di quel Male che aveva insidiato Adamo ed Eva all’origine del mondo. Maria, con il suo corpo vinse il male e la morte già quando, poco più che ragazzina, subì i dubbi delle levatrici (Eva e Salomé) sulla sua maternità verginale.

Nell’icona della Natività vediamo che una delle due donne le si accostò dopo il parto per verificare la sua integrità. E ancora nell’icona stessa della Dormizione compare ai piedi del feretro un eretico che vorrebbe esaminare quel corpo e distruggere con l’analisi e la maldicenza la verità della sua purezza. Ma l’arcangelo Michele con la spada levata la difende e lo scaccia.

La tomba vuota, piena di fiori

Nell’Assunzione dei Musei Vaticani (Pala degli Oddi), capolavoro di Raffaello, in primo piano, circondata dagli Apostoli, appare una tomba di marmo vuota. Qui sotto il monte degli Ulivi, gli Apostoli hanno seppellito il corpo di Maria, e ora trovano la tomba vuota, e al posto del corpo trovano dei fiori. Fiore e corpo, corpo e fiori.

Cantava Joan Baez negli anni Sessanta: «Where have all the flowers gone?» (dove sono finiti tutti i fiori?). Ecco, i nostri fiori sono qui a festeggiare un corpo che è salito in cielo come un fiore maturo di questa nostra terra. Lasciamo viaggiare la nostra fede e la nostra immaginazione lassù, oggi che festeggiamo lei, l’Assunta. Poi, per i giorni a venire – con il loro quotidiano rosario di guai e di fatiche – ci sarà sempre di compagnia quel volto di Maria, quel suo «solco lungo il viso, come una specie di sorriso».

Raffaello Sanzio, L’Incoronazione della Vergine, Roma, Pinacoteca Vaticana
Raffaello Sanzio, L’Incoronazione della Vergine, Roma, Pinacoteca Vaticana

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