Maledetto questo papa Benedetto

Mio caro Malacoda, ti sembrerò fissato (e come insegna un saggio giornalista siciliano la fissazione è peggio della malattia) ma quel Benedetto XVI è pericolosissimo. Alla faccia di quelli che dicono che dopo un papa “politico” ne è arrivato uno teologico, come a voler sottolineare una sua presunta etereicità, una sua propensione a volare alto ma con poca capacità di incidenza nel darsi concreto della storia e del potere. Hai letto il suo discorso in occasione dei cinquant’anni della Comunità europea? C’è da rabbrividire. Due paginette senza giri di parole in cui fa strame di tutta la retorica nella quale eravamo riusciti a invischiare il processo di unificazione europea. Due paginette in cui si permette di coniare nuovi slogan, nuove definizioni. Siamo riusciti a tenere divisa l’Europa per quarant’anni con un’efficace “cortina di ferro” e lui si arroga il diritto di chiamarla arbitraria «cortina di ingiustizia». Abbiamo rintronato laici e cattolici con il concetto di “bene comune” inducendo i secondi a compromessi che se fossero in sé riterrebbero inaccettabili e lui senza giri di parole dice che tutto questo “dialogo” si trasforma in «male comune» quando comporta accordi lesivi della natura dell’uomo. Per non dire della regola aurea con la quale si chiudeva la bocca a ogni sostenitore di evidenze morali, il mitico “male minore” e il “pragmatismo” che lo giustifica. Il «male minore», sostiene lui, è solo «presunto», e il pragmatico che si presenta come equilibrato e realista non è né equilibrato né realista perché nega «l’esistenza certa di una natura umana stabile e permanente» che è l’unica fonte dei diritti dell’uomo. Il relativismo fatto a pezzi in due righe. Poi ha preso in mano il testo della Costituzione europea, quello a cui hanno lavorato per due anni cervelli sottili e fini, ne ha fatto una pallottola e l’ha tirata in faccia ai convenuti per le celebrazioni. C’è «l’impressione diffusa – ha detto – che vari capitoli del progetto europeo siano stati scritti senza tener conto delle attese dei cittadini». E, non pago, ha infierito. L’Europa vuole continuare ad avere una funzione nel mondo? I suoi governi vogliono «avvicinarsi» ai cittadini? Inizino a non escludere il cristianesimo come elemento essenziale della sua identità. E si è permesso pure un accento di sarcasmo: non è che dimenticandosi di Cristo l’Europa si allontana da Dio (come se questa fosse per lui l’ultima delle preoccupazioni), no, fa «apostasia da se stessa». Come dire: non sono fatti miei, sono guai tutti per voi. Devi leggere anche il passaggio in cui ha preso di mira l’individualismo. Lì mi sarei aspettato una bella tirata morale. L’uomo contemporaneo che pensa solo a sé e non agli altri. hai presente? Niente, nessuna concessione alla predica. È volato, lui sì pragmatico e realista, dritto alle conseguenze: un continente che non fa figli è pronto a prendere «congedo dalla storia», perde «coesione sociale» e «fiducia nel proprio avvenire». Ci ha fregato anche il mito del progresso, del futuro, quello con il quale abbiamo fatto accettare un presente schifoso a milioni di persone in nome di un “domani migliore”. Infine, ultima goccia di fiele in un weekend maledetto (sabato ha anche incontrato quei fanatici di Cl, dovevi vedere come se la intendevano), domenica s’è ricordato pure dell’inferno «del quale poco si parla in questo nostro tempo, esiste ed è eterno per quanti chiudono il cuore al suo amore». Vuoto? Se continua così il rischio c’è sul serio.
Tuo affezionatissimo zio Berlicche

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •