Mainetti racconta il suo professore Aldo Moro: «Quando parlava era la storia a parlare»

Il rapporto con i giovani, raccontato dal suo ex studente in un video-documento su youtube, a 102 anni dalla nascita dello statista

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Roma, 24 settembre 2019. Sabato Aldo Moro avrebbe compiuto 102 anni. Ce lo hanno ricordato un video su youtube e il Foglio pubblicando nell’edizione del weekend una lunga intervista a Valter Mainetti, suo studente negli anni Settanta, tratta dalla docufiction ‘’Aldo Moro-Il Professore’’ trasmessa a maggio da Rai Uno, realizzata da Giovanni Filippetto con la regia di Francesco Miccichè.

Mainetti, oggi amministratore delegato di Sorgente Group e proprietario delle testate del Foglio’ e Tempi, in quell’occasione rilasciò una intervista, ripresa solo in parte dalla docufiction, ma ricca di particolari interessanti ed inediti, che offrono un originale “vissuto” dello statista-docente, nonché un documento di attualità nella particolare fase politica del Paese. La testimonianza in forma integrale e divisa in sezioni è finalmente disponibile su youtube e sul sito del Foglio con i titoli: “Aldo Moro il mio Professore”, “Il rapimento”, “L’umanità di Aldo Moro”, “Aldo Moro e la politica”.

«Meravigliava un po’ tutti – esordisce Mainetti alla domanda sulle lezioni all’Università “La Sapienza” – che lui prendesse le cosiddette “presenze”. Faceva ogni volta l’appello e tutti dovevano rispondere. Ho la fortuna di aver ricevuto in regalo i registri di quegli anni. Ci sono tutti i nomi, con le bacchettine vicino. Erano tutte le presenze, lui ci teneva molto. Quando c’erano le esercitazioni controllava se lo studente aveva frequentato. Altro motivo di stupore era la chiarezza del Moro professore, rispetto alla complessità dei discorsi del Moro politico. Era molto comprensibile e metteva lo studente a suo agio per fargli comprendere in una maniera molto lineare dei concetti piuttosto complessi».

Mainetti sottolinea poi che Moro godeva di un rispetto assoluto. «Gli altri professori – ricorda – magari andavano di corsa, lui invece si fermava, ascoltava con attenzione, si ricordava tutto, anche a distanza di tempo. Mi aveva confidato in seguito che stare a contatto con i giovani per lui era un modo per verificare l’evolversi della società. E per noi, che facevamo studi storici, quando parlava Moro, parlava la storia, mentre quando facevano discorsi gli altri politici era cronaca».

Nella dettagliata ricostruzione dell’attività universitaria dello statista, Mainetti sottolinea che Moro si interessava anche al privato dei suoi studenti. «Aveva una visione molto umana – osserva – era un cattolico vero che poneva l’uomo al centro dell’universo. L’insegnamento essenziale che ci diede fu il rispetto dell’altro e la dedizione, il senso del dovere, la coerenza tra il pensiero e l’azione».

Infine ampia parte dell’intervista affronta i drammatici giorni del rapimento, durante i quali gli studenti di Moro, che erano per la “trattativa assoluta”, incontrarono invano molti politici, nonché le forze dell’ordine che stavano conducendo le indagini. «Ci stavano ad ascoltare, ma poi non successe nulla. In un primo tempo avevamo capito che Moro doveva essere liberato e invece venne ucciso e non si sa ancora perché», rileva Mainetti, sottolineando la rabbia di quei giorni spesi senza riuscire a convincere nessuno.

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