Macerata. La grande ferita lasciata dal terremoto: «Chiese inagibili ma la gente vuole la messa»

Il terremoto ha colpito duramente le chiese della diocesi di Macerata: tre inagibili, 16 chiuse, 23 inutilizzabili. Intervista a padre Luciano Genga: «Mai sentita una scossa così. Le istituzioni ci aiutino»

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La diocesi di Macerata è stata tra le più danneggiate dal terremoto del 24 agosto, nonostante i tanti chilometri di lontananza dall’epicentro. Tre chiese sono state dichiarate inagibili per danni ingenti, 16 chiuse per danni verificati, 23 sono per ora inutilizzabili. I crolli parziali non hanno ferito nessuno, ma hanno lasciato comunque una grande ferita: «Dobbiamo tornare a celebrare la messa», dichiara a tempi.it padre Luciano Genga, frate del monastero presso il Santissimo santuario del Crocifisso di Treia: «Vogliamo solo questo: che ci venga fornito al più presto un aiuto per poter celebrare regolarmente le funzioni. È quello che i fedeli ci chiedono». Il santuario di Treia è un punto di riferimento nel maceratese e con esso «è rimasta danneggiata anche la vita della comunità».

Come ha vissuto la notte del 24 agosto?
Nel monastero siamo cinque frati, ci siamo svegliati di soprassalto, non avevo mai sentito in vita mia una scossa del genere. Il mio primo pensiero è andato al grande e prezioso Crocifisso ligneo, risalente al 1400, che rappresenta tre momenti dell’agonia di Cristo e si trova dietro all’altare. Mi sono precipitato a vedere i danni provocati dalla scossa, ma non riuscivo a vedere niente, c’era solo un gran polverone. Purtroppo quando è sorto il sole ci siamo resi conto della gravità dei danni. Il santuario è molto imponente, composto da tre navate e un grande cupolone, e ha registrato danni consistenti, non solo per i massicci distacchi di intonaco, ma anche a livello strutturale. Le verifiche sono tuttora in corso. È rimasta molto danneggiata anche la facciata esterna della chiesa, ricostruita dopo l’incendio del 1902. E già l’intero santuario stava scontando i danni subiti nel terremoto del 1997 che sconvolse le Marche.

L’ultimo sisma è stato più forte?
Non c’è paragone, difficilmente dimenticherò la scossa del 24 agosto. Nel 1997 prestavo servizio nei Vigili del fuoco, non ero ancora diventato frate. Ricordo bene le operazioni di quel periodo, le fasi di verifica delle chiese danneggiate, anche quella del santuario di Treia. Non credevo che mi sarei mai ritrovato in una situazione simile, ma con il saio addosso.

Il sisma ha influenzato la vita della comunità?
Erano già in programma dieci matrimoni, da celebrare nel santuario. Nessuna delle coppie ha voluto rinunciare alla possibilità di sposarsi, quindi abbiamo deciso di celebrare il rito nel nostro giardino. Dopo pochi giorni ci siamo procurati a spese nostre una tensostruttura per recitare la messa quotidianamente. Adesso speriamo che le istituzioni locali ci forniscano un prefabbricato per riprendere la vita quotidiana anche in vista dell’inverno. Le celebrazioni devono svolgersi comunque, perché questo è quanto ci chiede la comunità. Qui il Santissimo santuario non è solo un monumento storico di grande rilievo, è proprio il centro spirituale della vita del territorio. Dobbiamo portare avanti il messaggio di Cristo, è questo il significato della presenza di noi frati qui a Treia.

PER FARE UN’OFFERTA

INTESTAZIONE: PROVINCIA PICENA SAN GIACOMO DELLA MARCA CONVENTO SS. CROCIFISSO
BANCA: BCC FILOTTRANO FILIALE DI TREIA
IBAN: IT90E0854969210000040179080
CAUSALE: “Offerta per il terremoto – chiesa del SS. Crocifisso di Treia

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