Ma Grillo e Casaleggio hanno creato un partito o un “acchiappa-clic”?

L’interpellanza del deputato Pd Paolo Coppola sull’abuso del metodo “clickbait” nei siti di area pentastellata: «È ora di vietarlo per le forze politiche»

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m5s-facebook-clickbait

I contenuti “acchiappa-clic” utilizzati dal Movimento 5 Stelle diventano un vero e proprio caso politico. Il deputato del Pd Paolo Coppola ha infatti presentato in proposito un’interpellanza alla Camera di cui dà notizia oggi Ilaria Lombardo per la Stampa.

IL TRUCCO. Il trucco del “clickbait”, comunemente tradotto appunto in “acchiappa-clic”, consiste nel proporre titoli curiosi pieni di punti esclamativi e puntini di sospensione che in qualche modo spingono l’utente a cliccare per soddisfare la curiosità. La Stampa fa anche un paio di esempi contestualizzati: “Incredibile! Guardate cosa è stato capace di fare il tigrotto…”, “Ecco come Di Maio ha strapazzato…”. Titoli che creano curiosità ma che sono in realtà “esche” (“bait” in inglese), piazzate lì apposta per indurre il fan grillino a proseguire nella navigazione, ovvero a sfogliare pagine piene di pubblicità.

I SITI BENEFICIARI. Che i siti dell’area Grillo-Casaleggio utilizzassero questo metodo è arcinoto da tempo, ma al massimo finora si era scherzato sulla furbata. Ora, però, il Pd con l’onorevole Coppola ha portato il tema “acchiappa-clic” in Parlamento. Il Movimento 5 Stelle, protesta Coppola, «è l’unica forza politica a usarlo, indirizzando gli utenti dalla pagina di Facebook verso siti di proprietà personale come quello di Beppe Grillo, registrato a nome di Emanuele Bottaro». «Non solo», prosegue la Stampa: «Il M5S è linkato anche ad altri siti di proprietà aziendale, trai quali tzetze.it, la-cosa.it, lafiecina.it, a loro volta in mano alla Casaleggio Associati Srl».

CLIC DOPO CLIC. Grazie a questo sistema, spiega la giornalista, «clic dopo clic si attraversa il labirinto pentastellato fatto di pubblicità e siti di para-informazione. Si apre il blog del comico, bardato di banner, e si può cliccare sulla nuova piattaforma Rousseau o andare sul sito vero e proprio del M5S». Secondo Coppola è venuto il momento di chiarire questo ennesimo lato oscuro mostrato da un partito intrecciato in maniera così stretta con un’azienda privata: «Usano i loro simpatizzanti e li sfruttano per fare soldi», accusa Coppola. «Anche perché non è che mettono i clickbait sulla pagina degli spettacoli di Grillo. Ma su un sito politico che fa guadagnare la Casaleggio».

«PUÒ ESSERE». Ma il parlamentare democratico non si ferma qui. Chiede proprio di «vietare il clickbait per le forze politiche, soprattutto se stabiliamo che è una pratica fraudolenta». Il dibattito è dunque aperto e sarà sicuramente emblematico. Come emblematica è la prima difesa dell’impianto web del M5S offerta da Paolo Romano, definito dalla Stampa «deputato grillino delegato ai nuovi media». Dice Romano: «Penso sia netta la separazione tra il sito di Grillo e il nostro dove non c’è traccia di pubblicità. Se poi la Casaleggio guadagna dai clic e dirotta i soldi su Rousseau e altro, io questo non lo so, ma può anche essere».

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