M5S Lombardia, la comica delle “assunzioni meritocratiche”: assoldati in gran segreto vecchi arnesi Sel e Idv

Nuovi siparietti nel teatrino di Beppe Grillo. Oltre all’espulsione di Adele Gambaro, in Lombardia continua la sit-com sulla trasparenza

«Stiamo pagando i toni e la comunicazione di Beppe Grillo, i suoi post minacciosi». Così la senatrice a 5 Stelle Adele Gambaro aveva commentato i risultati disastrosi delle elezioni amministrative. Affermazioni sopra le righe, secondo i fedelissimi di Grillo, per una cittadina mandata in parlamento grazie ai 165 voti racimolati alle parlamentarie, che peraltro quando si presentò alle comunali di Bologna, nel 2009, ottenne zero preferenze dagli elettori.
Grillo ha perciò deciso di espellerla. «Ha rilasciato dichiarazioni false e lesive nei miei confronti danneggiando oltre alla mia immagine, lo stesso Movimento», spiega il leader 5 Stelle. E poi c’è la questione della coerenza. Così scriveva Gambaro nel suo curriculum per le parlamentarie: «Penso ad un Parlamentare che nel caso non fosse più in sintonia con il M5S, grazie al quale è stato eletto, la sua base, i suoi principi, semplicemente si debba dimettere». Non ha tutti i torti Grillo, quindi, quando invita la senatrice Gambaro «per coerenza a uscire al più presto dal M5S». Come osserva il blogger Claudio Messora, «se gli stessi toni e le stesse battaglie che hanno portato 163 parlamentari nelle istituzioni ora infastidiscono, bisogna chiedersi per quale motivo continuare a stare nel Movimento».

OPERAZIONE FIATO SUL COLLO. In Lombardia, intanto, è fallita l'”operazione Fiato Sul Collo” dei consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle, incappati in una gaffe con l’ex candidato di centrosinistra alla presidenza della Regione, Umberto Ambrosoli. In un filmato dove si denuncia l’assenza del consigliere regionale in una seduta della Commissione Sanità, la capogruppo a 5 Stelle Silvana Carcano, insieme a Iolanda Nanni, ha sostenuto che Ambrosoli si fosse comunque intascato la diaria. «Le presenze in commissione come sai incidono sulla diaria», spiega la Carcano a Nanni, nello sketch pubblicato in rete. «Ma qui bisogna far qualcosa, eh Silvana», dice Nanni. Il filmato ha suscitato la secca risposta di Ambrosoli, sul suo sito: «Il Consiglio regionale e le Commissioni sono organismi dove si preparano le leggi per la Lombardia. Qualche consigliere si dedica ad altro, come ad esempio fare cabaret con falsi scoop». In realtà, spiega, nella lettera aperta alla Carcano, «prima della fine della seduta avevo scritto una mail al presidente di commissione in cui mi scusavo per la parziale assenza, comunicando la rinuncia alla diaria della seduta. Sarebbe bastato farmi una telefonata prima, no?». Le due consigliere, però, non erano informate.

CURRICULA SENZA COGNOMI. Fallimento per Carcano e colleghi del M5S lombardo anche sul fronte della trasparenza e delle assunzioni meritocratiche. Dopo aver pubblicato un bando per trovare personale efficiente da inserire nello staff del gruppo, e averci impiegato mesi prima di rendere disponibile l’esito della selezione “trasparente”, si scopre che nei curricula degli assunti mancano i cognomi. Questioni di privacy, sostengono i 5 Stelle lombardi. I commentatori sul blog invece, imbufaliti per la mancanza di trasparenza nelle selezioni, sostengono che il tentativo, malriuscito, di “tutelare la privacy” sia volto in realtà a nascondere le relazioni fra gli assunti e il gruppo dirigente M5S lombardo nonché la presenza di “riciclati” della vecchia politica. Non hanno tutti i torti. Dei dieci prescelti, tre assistenti hanno alle spalle anni di lavoro nei vecchi partiti di sinistra (due in Sel e uno nell’Idv) e, forse per scherzo del destino, non fa parte dei grillini ma ha a che fare con Grillini (con la g maiuscola) il neo-assunto responsabile dell’ufficio stampa del gruppo, Stefano (Bolognini), con un passato da “ghost writer” e responsabile ufficio stampa del presidente onorario dell’Arcigay ed ex deputato Idv Franco Grillini. Fra le altre cose, Stefano è direttore contenuti di gaynews.it e web content manager per un progetto europeo dell’ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali del ministero della Pari opportunità. Insomma, non proprio un professionista estraneo alla politica. Nei curriculum senza cognome, sono rintracciabili anche tre membri effettivi del Movimento 5 Stelle: l’“addetto alla partecipazione” del gruppo, Massimiliano Mantovani, attivista di QuiBollateLibera, membro del M5S come Ettore Soffientini e Claudio Zalan.