«Vietare la cattiveria»? Qualcuno dica al sindaco Costa di uscire da Twitter

Forse il primo cittadino di Luzzara aveva appena finito di leggere “Arancia Meccanica” quando ha ordinato di punire i «cattivi» imponendo la lettura della Costituzione

Da giorni i media seguono appassionatamente le vicende del prode Andrea Costa, il sindaco dem di Luzzara, novemila anime nella bassa reggiana, che ha vietato nei suoi possedimenti la “cattiveria” per arginare la «deriva nella costruzione della cultura immanente» che sta prendendo il nostro paese.

La sostanza del suo pensiero critico sta tutta nell’ordinanza emessa il 4 gennaio scorso: «Il sindaco vieta ogni esibizione di cattiveria, rancore o rabbia, sia essa perpetrata verbalmente – nei luoghi pubblici o nelle cosiddette “piazze virtuali” dei social – ogni atto fisico teso a recare offesa a singoli o gruppi di persone, ogni forma di violenza». E «stabilisce le seguenti sanzioni, comminate in base alla gravità»: qui segue elenco di “multe culturali” inflitte ai cattivi. Dalla lettura della Costituzione a quella di libri come Se questo è un uomo di Primo Levi, Il razzismo spiegato a mia figlia di Tahar Ben Jelloun, Il buio oltre la siepe di Harper Lee. Dalla visione di film come La vita è bella, Inside Out, Philadelphia, Il dubbio, Quarto potere a visite presso luoghi come l’ossario di Solferino e il campo di Fossoli. Dalla visione di «almeno due di queste opere», tra le altre il Gruppo del Laocoonte presso i Musei Vaticani o l’Estasi di Santa Teresa presso la chiesa di Santa Maria della Vittoria a Roma, a quella di opere teatrali come l’Edipo Re o la Medea. E, naturalmente, «lo «svolgimento di almeno 10 ore di volontariato presso una delle associazioni iscritte all’Albo comunale del volontariato e operanti sul territorio comunale».

PATERNALISMO, PURITANESIMO, DELAZIONE

Fin qui nulla di strano: questa idea di correggere il legno storto dell’umanità e al tempo stesso autonominarsi garante dell’intera procedura è moderna quanto il sogno di un mondo sublunare governato da un algoritmo a Cinque Stelle. Così come il tentativo di incaprettare i drughi della rete come un Alex di Arancia Meccanica qualunque e decattivizzarli con delle pinze spalancapalpebre: un grande omaggio alla rieducazione morale della società distopica immaginata da Anthony Burgess nel 1962.

Ma la parte più simpatica è in questa frase: «Il sindaco invita ogni cittadino di Luzzara o ogni persona che dovesse transitare sul territorio comunale a segnalare la violazione di tale divieto opportunamente segnalandolo alla scrivente autorità attraverso la casella di posta elettronica stopcattiveria@comune.luzzara.re.it fornendo le prove per quanto possibile della violazione (screenshot di pagine web, foto di messaggi pubblici, registrazioni audio o video, la testimonianza da parte di più soggetti che accreditino la violazione)».

Perché non bastava il paternalismo, il puritanesimo e Benigni: per mettere al bando la cattiveria e punire i cattivi – in uno dei primi Comuni in Emilia-Romagna per presenza di immigrati (20 per cento), dove la storia della collettività è da sempre «fatta di lotte per la Libertà, l’affermazione dei diritti in capo a ciascun individuo» (come ha scritto Costa nell’ordinanza) –, serve ovviamente il delatore, il buono convinto che indignazione e glassa costituzionale possano contribuire alla realizzazione di un mondo più giusto. Armato di «screenshot di pagine web».

L’AUTOPUNIZIONE

Ma la logica del capro espiatorio è vorace, si nutre di continue vittime e sacrifici: a finire appeso al cappio della propria coerenza è stato lo stesso Costa, che a poche ore dall’emanazione dell’ordinanza ha visto rintracciati i suoi tweet di qualche giorno prima in cui definiva «pericolosi pagliacci» Giuseppe Conte, Luigi Di Maio e Matteo Salvini, quest’ultimo un «coglione pericoloso», «pagliaccio» che «punta all’infermità mentale». Fatta la frittata a Costa non è restato che rigirarla, «è proprio perché il contesto è inquinato che si rischia di ammalarsi. Ed è quello che stava capitando anche a me», e “autopunirsi” infliggendosi la lettura di qualche testo previsto dalla sua stessa ordinanza.

Naturalmente non possiamo che astenerci dall’uso della parola migliore per definire il prode Costa, sindaco di Luzzara. Finiremmo per parlare della nemesi in cui si cade quando si predica quel che si è incapaci di praticare, nella misura in cui si percepisce la fumosa categoria della cattiveria come un treno in partenza da una sola stazione – ovviamente da destra e surrogati vari – e diretto in una sola direzione. Interessante è notare invece come da giorni viene raccontata questa vicenda: dando per assodato che la società reale debba scontare uno stato di colpa perenne decretato dalle “ronde dei buoni” su Twitter e Facebook. Come se l’unità di misura del mondo fosse definitivamente diventata la rete e la realtà il luogo dell’espiazione.

Quando Il Fatto quotidiano gli ha chiesto se a Luzzara fossero stati registrati episodi di violenza e intolleranza, Costa ha risposto: «Assolutamente no! Anzi, la nostra comunità è particolarmente tranquilla, coesa e solidale». Non è forse questa faccenda l’ennesima riprova che le stesse istituzioni hanno definitivamente promosso l’esposizione social al rango di prova prima e più facilmente disponibile dell’esistenza sociale? E che dire della placida collettività esortata a ragionare come un algoritmo a caccia di prove, foto, screenshot, video per intestarsi il patentino di buon civis? Sorvegliarli e punirli, direbbe Foucault. Forse per decattivizzare il mondo basterebbe che i buonisti uscissero da Twitter.

Foto Ansa