Lupi: “Basta contrapposizioni sterili. Abbiamo una responsabilità di fronte al paese”

Intervista all’esponente del Pdl: “Pd e Sel sono divisi su tutto. Io oggi dico a chi è politicamente diverso da me: non è più il tempo di porre pregiudizi”

Maurizio Lupi è visibilmente soddisfatto dell’elezione e del discorso di Giorgio Napolitano, la diretta televisiva fa vedere che mentre il presidente lascia l’aula di Montecitorio il vicepresidente della Camera dei deputati lo avvicina.

Presidente, è possibile sapere che cosa vi siete detti?
L’ho ringraziato per le sue parole e per aver ricordato che cosa aveva detto al Meeting di Rimini del 2011.

Secondo lei perché Napolitano ha voluto citare quel discorso?
Perché quelle parole sono attualissime, sia come analisi sia come indicazione di un percorso politico ma anche morale e culturale. Un anno e mezzo fa Napolitano vedeva già con chiarezza che il metodo della dialettica politica italiana doveva cambiare registro. Che doveva finire l’epoca delle contrapposizioni sterili, dei veti pregiudiziali, del rifiuto del dialogo con chi è politicamente diverso, delle chiusure preconcette.

Non proprio il clima che ha portato alla sua elezione…
È stato evidente a tutti il problema del Pd. Prima hanno proposto Marini, secondo un metodo di condivisione che si è dimostrato minoritario nella base del partito e nella sua rappresentanza parlamentare. Poi hanno lanciato Prodi, una candidatura legittima ma divisiva. È questo il punto: la proposta politica del Pd è l’identificazione del nemico o ha una sua natura ideale, per la quale ci si confronta anche con l’avversario e in situazioni che lo richiedono si è disposti a fare passi in comune?

Napolitano vi ha pesantemente criticati, non può nasconderlo.
Non lo nascondo affatto, e l’unico modo di rispondergli è di fare presto un governo cui concorrano forze politiche che si sono contrapposte, perché l’emergenza questo ci chiede.

Come pensa di collaborare con quanti fino a ieri vi siete scontrati duramente?
Accettando il richiamo al realismo del capo dello Stato. C’è una coalizione Pd-Sel nata per governare il paese che dopo il voto si è divisa su tutto. Io oggi dico anche a chi è politicamente diverso da me: abbiamo una responsabilità nei confronti del paese, leggiamo la realtà e comportiamoci di conseguenza, non è più il tempo di porre pregiudizi. In secondo luogo quello che lei mi chiede per molti nel Parlamento non è una pia intenzione ma un’esperienza già vissuta.

Parla del comune sostegno al governo Monti?
Non solo, come Pdl l’abbiamo sostenuto, abbiamo giudicato chiusa quell’esperienza, riteniamo che adesso il segnale forte sia quello di un governo politico. Ma io parlo anche dell’esperienza dell’Intergruppo per la Sussidiarietà. Abbiamo lavorato insieme per dieci anni, abbiamo prodotto disegni di legge, convegni, iniziative, dibattiti, pubblicazioni ma soprattutto rapporti di stima e di collaborazione e un clima di lavoro su problemi reali. L’Intergruppo non ha progetti politico-partitici né governativi, di quell’esperienza mi interessa sottolineare il metodo, si può lavorare insieme restando avversari e orgogliosi di essere diversi.