Il Paese dei Normali
L’uomo che parla con il cane
Nel Paese dei Normali vive un uomo che parla col cane. Non per follia, ma per mancanza di alternative. Dice che almeno il cane non interrompe, non fa domande e non gli chiede come si sente. Si chiama Arturo, il cane, ma risponde solo quando gli conviene: praticamente è già un essere umano.
Ogni mattina l’uomo gli racconta le notizie. “Oggi sciopero dei treni.” Il cane sbadiglia. “Caro, tu almeno ce l’hai un lavoro.” Poi prepara il caffè e ne versa un goccio nella ciotola, “per solidarietà nervosa”. Parlano di tutto: politica, calcio, senso della vita. Su quest’ultimo tema il cane vince a mani basse.
Nomi da influencer
Al parco, l’uomo osserva gli altri padroni che chiamano i cani con nomi da influencer: Chanel, Tesla, Freud. Lui scuote la testa. “Arturo è un nome da disoccupato, ma con dignità.” Quando qualcuno gli chiede se non si senta solo, risponde: “Mai. Ho un essere vivente che mi ascolta senza contraddirmi. È più di quanto mi abbia dato la mia ex.”
Una volta ha provato a uscire con una donna conosciuta online. Lei ha detto “Io amo gli animali”, ma poi ha chiesto ad Arturo di non salire sul divano. Fine dell’idillio. “Gli uomini tradiscono, i cani no”, ha detto tornando a casa. Arturo ha abbaiato due volte: sembrava ridere.
Ha capito che la fedeltà non è questione di specie. Così ogni sera apre una birra, guarda Arturo e dice: “Tu mi capisci, vero?” Il cane lo fissa, scodinzola e pensa solo “cena”. È il momento più sincero della loro giornata.
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