Lombardo si dimette. Corre per la successione anche il pronipote di don Sturzo

Il governatore oggi pomeriggio ha tenuto l’ultimo discorso all’Ars, ma dopo le inedite alleanze per sostenerlo, tra i partiti si apre il problema delle candidature.

Oggi è il suo primo giorno da ex presidente della Regione siciliana: dopo 4 anni, Raffaele “don Arrafaè” Lombardo ha presentato le dimissioni anticipate. «La vicenda giudiziaria incide anche se non ho alcun rinvio a giudizio» ha detto e «c’è anche una scelta politica: non volevo che la Sicilia fosse merce di scambio negli accordi dei partiti nazionali, un meccanismo che in oltre 60 anni di autonomia ci ha visti depredati e offesi». Oggi alle 16.30 l’ultimo discorso all’Assemblea regionale siciliana, poi l’ex governatore ha detto che intende cambiar vita. Basta politica: «Mi dedicherò all’agricoltura, alla cultura, ad ordinare i miei appunti e a collaborare più attivamente alla mia difesa, fatta di accuse infondate», ha detto.

Tra gli ultimi atti del governo Lombardo, c’è stata la spending review regionale che è stata cassata dall’Ars: erano previsti 150 milioni di euro di tagli già nel 2012, altri 300 per l’anno prossimo. Si tratta del testo che l’ex presidente aveva presentato al premier Mario Monti nelle passate settimane, anche per rassicurare che non c’era alcun rischio default per le casse dell’isola: il testo prevedeva tagli al personale della Regione, con 2 mila pensionamenti a dirigenti e dipendenti. L’Ars invece ha approvato un emendamento che prevede che la spending review scivoli ai mesi (e al governo) successivi. Lombardo tuttavia ha dichiarato di aver lasciato i conti in ordine, e che mentre il debito in tutt’Italia è cresciuto al 120 per cento del Pil, in Sicilia al 7 per cento.

Poco prima di dimettersi Lombardo ha anche nominato gli ultimi due assessori della giunta, in ordine di tempo: quello alle autonomie locali e quello all’Energia. Si chiude così l’avventura di quello che i siciliani avevano ribattezzato don Arrafaé (perché, questa l’accusa implicita, avrebbe piazzato i propri uomini in tutti i posti dirigenziali immaginabili) e che quando venne eletto rappresentò un caso nazionale dato che vinse con il 65 per cento delle preferenze (contro il 30 per cento raccolto dalla candidata del Pd, Anna Finocchiaro). Lombardo è tornato però alla ribalta nazionale appena l’anno successivo quando, dopo una lunga serie di malumori nella sua alleanza di governo, ruppe con buona parte del Pdl che lo sosteneva (con l’ala che faceva capo, in Sicilia, ad Angelino Alfano e Renato Schifani): l’Ars venne trasformata in un inedito laboratorio politico, dove la metà del Pdl rimasta con Lombardo (quella di Gianfranco Micciché) si trovò alleata con i finiani. Fu solo l’anteprima della spaccatura di Fli dal Pdl a livello nazionale: nel frattempo nuovi rimpasti e alleanze traghettarono la Sicilia dal Lombardo ter al quater, fino al 2010, quando si consumò anche l’amicizia con il Pdl Sicilia di Micciché e Lombardo fece la quinta giunta sostenuta da Api, Fli e persino gli ex rivali del Pd.

Proprio per queste inedite alleanze (che nel tempo si sono rivelate inconsistenti, al punto da arrivare ad un rimpasto di giunta al mese nell’ultimo anno) la partita politica che si apre adesso per la successione è più difficile che mai. Nessun partito può dichiararsi del tutto estraneo alle politiche di un governatore che prima o dopo ha appoggiato. Allo stesso tempo tutti possono dichiararsi “rivali” politici dell’uomo che ha saputo trasformare le alleanze come un mago prestigiatore. Una cosa certa è che in Sicilia si sente l’urgenza di un radicale rinnovamento tra mille dubbi e incertezze.

Le perplessità nascono subito, se si guarda come si stanno muovendo i partiti in queste ore. Due i nomi dei candidati certi. Quello di Sel è Claudio Fava, eurodeputato e figlio del giornalista Giuseppe ucciso dalla mafia: dopo aver fondato la Rete, con l’attuale sindaco di Palermo Leoluca Orlando, Fava è stato coordinatore regionale prima dei Ds, poi di Sinistra arcobaleno, e nel 2003, tra l’altro, è stato candidato alle provinciali di Catania sconfitto proprio da Lombardo. L’altro candidato è l’ex sindaco di Gela Rosario Crocetta, anche lui oggi europarlamentare notissimo per il forte impegno di contrasto alla mafia, che gli ha procurato diverse minacce di morte. Crocetta è del Pd, ma per il momento non ha ancora ricevuto la benedizione ufficiale del segretario Pier Luigi Bersani. E già qui si preannunciano nubi all’orizzonte, dal momento che anche il locale gran visir del Pd artefice delle alleanze con Lombardo, Vladimiro Crisafulli, ha fatto sapere di essere interessato alla competizione. Nel centrodestra, il nome più forte è quello di Gianfranco Micciché di Noi Sud, ma dato che il capogruppo del Pdl all’Ars, Innocenzo Leontini, ha ufficializzato la sua candidatura, anche quest’altro fronte risulterà spaccato da diverse nomine. Ci sono poi gli “outsider” tra cui il pronipote di don Luigi Sturzo, Gaspare, che ha annunciato la discesa in campo con Italiani liberi e forti, e c’è anche il candidato dei Forconi, Cateno De Luca. Le elezioni sono previste per il 28 e 29 ottobre.