Lombardia. Cresce la pressione fiscale sulle imprese. Maglia nera: Milano

Presentato da Assolombarda il quarto rapporto sulla fiscalità locale. Presi in esame cento comuni: il peggiore è risultato il capoluogo lombardo

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«Ogni volta che c’è bisogno di coprire un buco di bilancio nella spesa pubblica si alzano le tasse agli imprenditori. Invece di valorizzare le imprese, che tengono vivi i territori, si attinge a loro come fossero sportelli bancomat sempre disponibili». Lo ha detto Carlo Bonomi, vicepresidente di Assolombarda Milano Monza e Brianza, presentando ieri il quarto rapporto sulla fiscalità locale. Dei cento comuni presi in analisi il peggiore è risultato Milano, seguito da Sesto San Giovanni, Rozzano, Bollate, Cologno Monzese e Monza.
Per ogni comune sono state considerate le tasse sugli immobili di impresa (Imu, Tasi e Tari per uffici e capannoni), gli oneri di urbanizzazione e l’addizionale Irpef. «Secondo la World Bank – ha fatto notare Bonomi -, il carico fiscale che pagano le nostre imprese è il più alto a livello europeo. A un imprenditore del nostro Paese servono 269 ore di lavoro per guadagnare a sufficienza da provvedere al carico fiscale, mentre a un collega europeo ne bastano 173».

AUMENTI. «Nel 2015 – si legge nel rapporto di Assolombarda -, gli uffici hanno subito in media incrementi dello 0,9 per cento, mentre per i capannoni industriali l’aumento è stato dell’1 per cento. E se è vero che queste variazioni risultano più deboli rispetto a quelle rilevate nel 2014, è altrettanto vero che, se consideriamo il quadriennio di rilevazione dal 2012 al 2015, risulta, ad esempio, che gli uffici hanno visto aumentare la pressione fiscale complessivamente del 9,1 per cento. Un rialzo medio di circa 650 euro, per un ammontare complessivo che è passato da 7.138 a 7.785 euro. Più consistente l’incremento della pressione fiscale sul capannone “tipo”. In questo caso, infatti, le imposte sono passate da 36.616 a 40.176 euro con un incremento medio di oltre 3.550 euro, pari al 9,7 per cento».

MILANO. Milano è la città peggiore per il quarto anno consecutivo (e questo è il secondo segnale alla giunta Pisapia nel giro di pochi giorni). Certo, ha notato Bonomi, è vero che i trasferimenti dal governo centrale al capoluogo lombardo si sono sostanzialmente dimezzati (erano 758 milioni di euro nel 2010 e saranno 350 nel 2016), ma non è giusto che «alla fine siano le imprese a pagare il conto». Gli esempi riportati, in effetti, sono impietosi. Un nuovo capannone a Milano costa 763 mila euro; a Casalpusterlengo 97.413. Nel capoluogo lombardo dal 2010 ad oggi l’imposizione sui capannoni è triplicata, per gli uffici è cresciuta del 264 per cento.

Foto da Shutterstock


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