I consiglieri regionali della Lombardia si tagliano lo stipendio. Chi vota contro? I grillini

L’assemblea riduce i costi della politica del 50 per cento. Consenso quasi unanime (66 sì su 75 presenti). Paradossale reazione del M5S: tagli insufficienti, voto contrario

Il Consiglio regionale della Lombardia ha approvato ieri con un’ampia maggioranza bipartisan i famosi tagli ai costi della politica annunciati a inizio legislatura. Il dorso milanese del Corriere della Sera spiega che la riduzione della spesa per le casse pubbliche è «pari al 50 per cento. Si passa da 29 milioni di euro annui a 14,5. Tante le voci finite sotto la scure del contenimento dei costi: dal trattamento economico dei consiglieri al personale alle spese di funzionamento dei gruppi consiliari. Un risparmio da qui a fine legislatura di circa 70 milioni di euro».

LE DECURTAZIONI. Tra indennità e rimborsi forfettari, gli stipendi dei consiglieri, per esempio, passeranno da circa 16.800 euro al mese a 10.500, «500 euro sotto la soglia del decreto Monti», specifica il Corriere. Inoltre sono state decurtate del 55,5 per cento le spese per il personale dei gruppi consiliari (da 9 milioni annuali a 4) e quelle per il loro funzionamento (meno 86,4 per cento). È stata introdotta «anche una sanzione giornaliera di 280 euro in caso di assenze non giustificate dei consiglieri nelle commissioni e in aula».

1,45 EURO PER OGNI CITTADINO. «Obiettivo raggiunto. Da ora in poi il Consiglio regionale costerà un euro e 45 centesimi all’anno per ogni cittadino lombardo, uno dei costi più bassi d’Italia», hanno annunciato il presidente del Consiglio Raffaele Cattaneo e il capogruppo Pdl Mauro Parolini. L’orgoglio dei due è giustificato anche dall’ampio consenso raccolto tra i membri dell’assemblea: «Sui 75 consiglieri presenti – scrive il Corriere – in 66 hanno votato sì. In pratica tutto l’arco parlamentare (Pdl, Lega, Fratelli d’Italia, Pd e Patto civico per Ambrosoli)».

OPPOSIZIONE M5S. Paradossale il voto contrario espresso dai paladini della battaglia anti-Casta, i grillini. I nove incontentabili consiglieri del Movimento 5 Stelle, infatti, chiedevano misure più drastiche. E così si sono ritrovati a combattere in aula contro i tagli ai costi della politica. Ha commentato la capogruppo Silvana Carcano: «È intollerabile come mentre il Paese va a rotoli, i politici prendano uno stipendio che è pari ad almeno 4 lauti stipendi di un comune mortale». Quando si dice il massimalismo.