L’occasione persa da Napolitano

Il Meeting di Rimini continua a essere un crinale per il dibattito pubblico italiano. C’è chi capisce che il suo tema annuale va preso sul serio, nella sua più profonda dimensione umana e spirituale. E chi crede invece sia solo un pretesto, come un logo giustapposto “tanto per”, di anno in anno, come una mera scusa per poi concentrarsi nel confronto politico sui temi del giorno. La politica italiana continua a credere più che altro alla seconda interpretazione, ed è per questo che essa, di edizione in edizione del Meeting, rischia di avere sempre meno da dire a chi si concentra, a Rimini, nel confronto, anche con chi non crede, intorno alle parole chiave che chiamano in causa l’Uomo, e chi si è fatto uomo come Figlio di Dio. Paradossalmente, nel Meeting appena conclusosi, la conferma di questa tendenza all’incomprensione è venuta dalla più alta carica della Repubblica. Nessuno intende qui mancare di rispetto alla più alta magistratura italiana, ma il confronto tra il messaggio inviato a Rimini dal capo dello Stato, Giorgio Napolitano, e quello del presidente uscente dell’India, Abdul Kalam, è stato a dir poco impietoso, da questo punto di vista. Kalam è un musulmano, non un indù, che da una poverissima famiglia di barcaioli è divenuto il padre rispettato della moderna scienza e industria missilistica del suo paese. Una figura moralmente impeccabile e rimpianta già oggi, quando l’India ha scelto a succedergli per la prima volta una donna, la discussa ex governatrice del Rajasthan, Prathiba Patil. Un islamico a capo dell’India, peraltro, è la risposta vivente a chi considera ancora oggi una ferita aperta la scissione violenta e le guerre tra indù e musulmani, India e Pakistan. Fatto sta che Abdul Kalam ha inviato a Rimini un messaggio intriso di spiritualità, che ha preso alla lettera il tema della manifestazione, “la verità è il destino per il quale siamo fatti”. Un lungo e toccante apologo intorno allo sceicco Abdul Kadil, che risale a mille anni fa, al suo santo rispetto per la parola data alla madre di dire sempre la verità, e alle conseguenze di conversione e giustizia che dalla legge della verità applicata al consorzio umano possono sempre derivare. «Il tema che è stato scelto è splendido – ha detto il presidente indiano – e riflette la necessità di avere menti che possano guidarci verso la promozione della dignità della vita umana. Il messaggio biblico della pecorella smarrita è per questo che ho voluto citarlo, per illustrare come la vita umana può essere plasmata da una mano tesa verso chi più ha bisogno. Il consiglio della madre del mahatma Gandhi di alleviare le sofferenze altrui è la virtù migliore richiesta per la promozione delle nostre società: libertà di pensiero, di azione, delle nazioni. A cento anni dalla sua nascita questa santa persona continua ancora a irraggiare il messaggio del dono e alla fine abbiamo potuto vedere come il principio della verità proveniente da un consiglio di una madre possa trasformare una mente comune nella grande spiritualità che è stato lo sceicco Abdul Kadil. Che Dio vi benedica!». Napolitano ha mandato invece un videomessaggio impersonale, di nemmeno tre minuti, imperniato sul solito dialogo tra laici e cattolici, e sulle sfide che attendono l’Unione Europea. Neanche l’ombra della finzione di un coinvolgimento spirituale o emotivo. Solo la pura routine istituzionale di chi, a mente fredda, non manca formalmente di rispetto a nessuno. Ma si guarda bene da quella sfida difficile che è rappresentata dall’entrare nei cuori. Peccato.