Lo vuole il Corriere e noi siamo quelli di Er Batman, e ci tocca incassare

Ci battemmo alla morte per la legge sul lavoro in carcere. Risultato: zero. Dopo che ne ha scritto il quotidiano, però, il ministro Severino ha parlato al Tg1 di «un impegno molto serio»

Dovete comprendere il mio avatar in Parlamento. È del partito di “Er Batman”: qualsiasi difesa facesse della politica finirebbe allo spiedo coi maiali della famosa festa. Allora tocca a me, Boris Godunov, che agli zar gozzovigliatori feci la festa sul serio. Altro che le spiritosaggini dei giornali e i forconi internet di Grillo. Affermazione numero uno, due e tre. Oggi esiste la massmediocrazia, ma in essa, potentissimissima, è la Corrieredellaserocrazia. Una roba micidiale. Ma non è per forza negativa. Se ti appoggia sei a cavallo. A suo tempo Boris sostenne che il governo Monti è una junta civil, ma Monti è un dittatore eccellente . Ora anche il Corriere è in questo stato di grazia, come san Pietro lega o scioglie in Italia quel che vuole.

Primo esempio. Il 17 settembre il Corriere, in prima pagina, pubblica un bell’articolo di Luigi Ferrarella con questo titolo: “Quei 35 milioni che risparmieremmo facendo lavorare i detenuti. Chi viene recuperato, non torna a commettere reati”. Racconta del magnifico impegno della cooperativa Giotto nella prigione di Padova. Si parla anche della legge che è stata presentata in questo Parlamento dall’intergruppo per la sussidiarietà e che era arrivata fino all’aula. La deputata Alessia Mosca (vedi intervista su tempi.it) si era battuta con il mio avatar alla morte. Maurizio Lupi aveva telefonato a Monti, Passera, Severino. Risultato: zero. Respinta per il parere negativo del ministero dell’Economia. Dopo l’uscita dell’articolo del Corriere, il ministro Severino ha detto però al Tg1: «C’è un impegno molto serio per il rifinanziamento della legge». Al che in Parlamento il mio avatar si è alzato e ha argomentato: «Visto che siamo tutti d’accordo, il Corriere e il ministro e la maggioranza, chiedo che questa legge torni in aula al più presto e le parole non siano semplicemente flatus vocis, ma dicano la realtà delle cose». Ho messo i poteri in ordine gerarchico. Bisogna saper vivere.

Secondo esempio. Con impeto drammatico si alza in aula Pierferdinando Casini. Dice: «Leggo ora sul sito del Corriere…». Dopo di che spiega: anche se la giunta del regolamento ha deciso che il bilancio dei gruppi parlamentari dev’essere vagliato dai questori della Camera come vuole la Costituzione, però il Corriere dice che così ce la cuociamo e mangiamo tra noi. Libero introduce il concetto piuttosto antico di magna-magna. Precipitosa ritirata di tutti i gruppi. Sulla base delle direttive del Corriere si è deciso che si farà un appalto. Si spenderanno fior di soldi per chiamare a vigilare magari la società che ha giurato che Parmalat e Cirio erano gioiellini. Poi forse inviteremo S&P o Moody’s a fare il rating dei partiti. Tutto purché non sia gente votata dal popolo ma eletta al rango di organi supremi dalla stessa finanza che ci ha affossati. Si accoda anche l’Unità, dove il vignettista Staino si esercita a dar ragione a chi disprezza il Parlamento. L’on. Tizio dice: «I conti dei partiti saranno controllati da società esterne». L’on. Caio: «Allora dobbiamo farci eleggere nelle società esterne». Anche per l’Unità, meglio la finanza. Unico eroe è il vecchio comunista Ugo Sposetti, già tesoriere dei Ds. Il quale rivendica che l’espressione massima della sovranità popolare non può essere controllata dal ragioniere capo della cosa meno democratica che c’è, vale a dire il regno del dinero. Ma lo vuole il Corriere e noi siamo quelli di Er Batman, e ci tocca incassare. Che paese.