Lo sportello che trasforma gli psicologi in esperti di tasse e burocrazia per salvare gli imprenditori disperati

InOltre, la rete “anti-suicidi” del Veneto, ha aiutato 843 persone. «Abbiamo attivato una rete sociale e di amicizie, dal parroco al commercialista. Anche i funzionari e i banchieri, quando li chiamiamo, acquistano un volto più umano»

In Veneto c’è uno sportello per aiutare gli imprenditori in difficoltà. Si tratta del progetto InOltre, istituito dalla Regione in collaborazione con l’Università di Padova, le associazioni imprenditoriali, la Caritas e le Aziende socio-sanitarie. La sede operativa del servizio è nell’Ospedale Alto Vicentino a Santorso (Vicenza) e ci lavorano 12 psigologi-operatori, di cui 5 al numero verde 800.334.343 attivo 24 ore su 24 e 7 nel territorio, uno per provincia. Dal giugno 2012 a marzo di quest’anno il servizio ha già ricevuto più di 1.300 telefonate per un totale di 843 persone richiedenti aiuto. Il 64 per cento delle telefonate sono state effettuate da parte di imprenditori e lavoratori autonomi e il loro contenuto ha riguardato in 118 casi la richiesta di aiuto su questioni legali o debitorie e in altri 143 difficoltà nella gestione della situazione lavorativa e familiare. Altre 99 telefonate, invece, sono state effettuate da familiari e colleghi per chiedere aiuto per i loro cari che hanno attraversato un periodo di forte difficoltà.

CHI CHIAMA. Quando si parla di difficoltà non c’è affatto da scherzare, perché, come spiega a tempi.it la responsabile del servizio, la psicoterapeuta Emilia Laugelli, il «rischio suicidario delle persone che ci hanno telefonato era molto elevato secondo i nostri parametri di valutazione, ma fortunatamente siamo riusciti a ridurlo in maniera sensibile, anche se la necessità di continuare questa iniziativa c’è ancora». «Gli imprenditori che si sono rivolti a noi – prosegue Laugelli – di cui il 15 per cento hanno chiamato da fuori regione e ai quali si sono aggiunti anche molti artigiani e commercianti, sono prevalentemente persone di 40-50 anni la cui vita è da sempre impastata con il lavoro, come vuole la storia della nostra terra, ma che non sanno più cosa fare e a chi rivolgersi: spesso sono ex operai e dipendenti che si sono messi in proprio e che lavorano con familiari e conoscenti». È gente che, in momenti di crisi come l’attuale, «quando crolla l’economia, oltre all’attività lavorativa rischia di veder crollare anche tutto il resto. Allora può succedere che, per non ferire o recare un dispiacere ai loro cari e familiari, preferiscono tenere tutto dentro di sé, ma così crescono paura e preoccupazione».

inoltre-veneto«UNA RETE DI AMICIZIE». «Quando queste persone ci chiamano – racconta Laugelli – noi fissiamo un primo incontro dove si sentono più a loro agio: a casa, in azienda o anche al bar. I nostri operatori territoriali, nel giro di poche ore o qualche giorno a seconda della situazione e del grado di emergenza, li raggiungono». Non appena compresa la situazione e le necessità dei singoli imprenditori, gli operatori, che nel frattempo si sono spesso tramutati da «psicologi in veri e propri esperti di burocrazia, pubblica amministrazione e cartelle esattoriali», li aiutano ad entrare nel merito dei singoli problemi. Perché, come spiega Laugelli, «la depressione di solito è reattiva di fronte ai problemi reali». Ed è così che è nata l’idea di «coinvolgere e attivare una rete sociale e di amicizie, dal parroco al commercialista, dall’avvocato al consulente. È così, infatti, che si aggancia la persona in difficoltà».

IL VOLTO UMANO DELL’ESATTORE. Oltre all’efficacia che questo metodo ha dimostrato per quelle persone che sono state aiutate («già il 50 per cento dei soggetti coinvolti si è riappropriato della sua vita tornando a lavorare»), molte sono le ricadute positive sulla società. Non ultimo il fatto che così «anche i dipendenti delle banche, del fisco e della pubblica amministrazione, quando li chiamiamo, acquistano un volto più umano». Provando a tracciare un bilancio parziale del progetto, secondo Laugelli, «possiamo dire che l’obiettivo che ci siamo prefissati, cioè quello di riscoprire l’importanza della comunità e delle relazioni sociali, viene gradualmente raggiunto. Speriamo che questo modello possa essere replicato anche altrove».