«L’Italia non è un paese di corrotti. Il ddl peggiora l’immagine del paese nel mondo»

Il senatore del Pdl Carlo Giovanardi spiega la sua astensione nel voto al ddl anticorruzione: «Questa legge non fa altro che peggiorare l’immagine del paese nel mondo. Non siamo un popolo di farabutti».

Dalla padella alla brace. Il ddl anticorruzione, che ha appena ricevuto il via libera del Senato per tornare alla Camera in seconda lettura, non fa altro che complicare ulteriormente un quadro normativo già incerto: quello sui reati di corruzione. A non essere convinto della bontà della norma è il senatore Carlo Giovanardi (Pdl) che, intervistato da tempi.it, si è detto preoccupato del «clima di caccia all’untore» che si respira nel paese. Giovanardi, che aveva già affidato le sue considerazioni alle dichiarazioni di voto in aula, non ha risparmiato critiche all’operato dei tecnici guidati dal premier Mario Monti.

Lei è uno dei quattro senatori che si sono astenuti nel votare la fiducia al ddl anticorruzione. Che cosa l’ha portata a prendere questa decisione?
In questi giorni in Italia c’è un clima di caccia all’untore ma io mi rifiuto di credere che siamo un paese di soli farabutti e corrotti. Trovo ingiustificabile che il ministro Filippo Patroni Griffi si sia permesso – mi perdoni l’espressione – di “sputtanare” l’immagine del paese nel mondo dicendo che l’Italia, nella speciale classifica sull’indice di corruzione stilata dalla Commissione da lui stesso nominata, si trova in sessantanovesima posizione in compagnia di Ghana e Macedonia. In questo modo si enfatizza un fenomeno senza dire tutta la verità, e cioè che si tratta soltanto della corruzione percepita, non di quella reale.

Quindi i casi che si leggono sui giornali sono invenzioni mediatiche?
Non ho detto questo, come non ho detto che la corruzione in Italia non ci sia. Ho solo ricordato che spesso e volentieri è eccessivamente enfatizzata. In questo paese non sono mica tutti ladri. In un anno le denunce presentate in tutti i tribunali italiani per il reato di corruzione e concussione sono state 227, un numero ben lontano dai 9 milioni di italiani che, secondo qualcuno, si sarebbero sentiti chiedere una tangente. Se veramente stessero così le cose, mi domando come si potrebbe mai garantire l’ordine pubblico. Ritengo che sia pericoloso e fin troppo facile creare ad arte nell’immaginario collettivo la percezione che tutti i concorsi siano truccati e che tutte le assunzioni siano false. Intanto in questo modo ci si dimentica facilmente di altri e noti problemi della pubblica amministrazione.

A cosa si riferisce?
Prendiamo il ddl anticorruzione: trovo devastante che si istituisca un piano di lotta alla corruzione che metterà in campo ottomila funzionari solo per controllare che non ci siano parenti tra le aziende che partecipano agli appalti e le amministrazioni comunali. Se dovessero trovare due cugini cosa succederebbe: salterebbe l’appalto? È una norma che rischia di paralizzare tutto l’impianto burocratico, ispirata a una concezione tipica dei paesi socialisti più antichi, dove più cresceva la burocrazia e più cresceva la corruzione.

Il ddl punisce la corruzione tra privati con tre anni di carcere e introduce il nuovo reato di traffico di influenza illecita. Cosa ne pensa?
Me lo spieghi lei cos’è il traffico di influenza illecita, perché io non l’ho ancora capito… Questa norma può creare seri pericoli, soprattutto se applicata dagli stessi magistrati che hanno dato sei anni agli scienziati della commissione Grandi rischi e al vicedirettore della Protezione civile perché non hanno informato la popolazione prima del terremoto che colpì L’Aquila il 6 aprile del 2009.

Che immagine stiamo dando del nostro paese all’estero?
Il governo sta facendo del suo meglio per allontanare tutti coloro che vorrebbero investire in Italia, alimentando l’immagine –  falsa –  di un paese di ladri e corrotti. Il tutto mentre massacra di tasse le imprese e le famiglie.