L’India vieta l’utero in affitto (ma non la “scelta altruistica”)

Il paese limita la maternità surrogata a fini commerciali, ma lascia aperte alcune possibilità sulla barbara pratica

Articolo tratto dall’Osservatore romano – L’India pone fine alla commercializzazione del corpo femminile a scopo riproduttivo, dopo anni di dibattiti. Ieri la camera bassa del parlamento ha approvato in via definitiva il provvedimento che vieta in tutto il Paese la maternità surrogata a fini commerciali. Tuttavia, la legge autorizza alcune eccezioni: prevede la gestazione surrogata nel caso di «scelta altruistica», ossia tra persone della stessa famiglia e solo per le coppie di nazionalità indiana sposate da almeno cinque anni che non abbiano altri figli viventi, pertanto con provata infertilità.

Il provvedimento mette fuorilegge le oltre 3000 cliniche private che dal 2001 hanno prosperato nel Paese, alimentando un giro d’affari di milioni di dollari e accogliendo ogni anno migliaia di coppie e anche single in cerca di figli da tutto il mondo. L’India è stata finora uno dei pochi Paesi, oltre alla Russia, all’Ucraina e allo Stato della California, dove le donne potevano “affittare” il proprio corpo per partorire figli di sconosciuti.

La nuova legge si deve in particolare all’impegno di Jayashree Wad, l’avvocatessa ottantenne, che nel 2015, per prima ha lanciato una dura battaglia contro il business della fertilità, coinvolgendo la corte suprema indiana.

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