“I russi sono matti” di Paolo Nori mi ha fatto amare di più quel che già amavo, e capire di più perché amavo quello che amavo
Monumento a Aleksandr Sergeevič Puškin, San Pietroburgo (foto Depositphotos)
Conoscete Paolo Nori? Oggi voglio proporvi il suo I russi sono matti. Sottotitolo: Corso sintetico di letteratura russa. È un libretto godibilissmo, con capitoletti brevi che corrono agili e sbilenchi a scoprire come una delle più grandi letterature abbia saputo togliere l’imballaggio alle parole, restituendo loro tutta la forza poetica persa nel trascinarsi dell’uso quotidiano.
Paolo Nori l’ho incontrato lungo il cammino della mia ricerca di sempre nuovi autori russi. Ero come l’innamorato che, nella ripetitività del gesto, cerca disperatamente di rinnovare i bagliori del primo amore. Ma sempre meno trovavo autori che valessero la pena.
Non che Paolo Nori me ne abbia fatti conoscere di nuovi, no. Quando l’ho incontrato, avevo da poco finito di leggere, emozionandomi, Mosca-Petuškì di Eroveef, e trovai Paolo Nori che sentenziava essere Mosca-Petuškì l’ultimo romanzo russo che valesse il titolo di capolavoro. Una sentenza, quasi più della pistola di John Wayne.
Ma ecco che Nori mi ha ...
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