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Liberi neppure di fare i panettieri

dicembre 8, 1999 Tempi

Editoriale

Un ottimo collaboratore ed ex collega insegnante di liceo del Direttore di Tempi, ci ha scritto di una folgorazione avuta sulla via dell’Alta Brianza. Una storia in cui è in nuce, non solo tutta l’astratta e catastrofica stramberia della riforma scolastica berlingueriana, ma il disastro a cui condurrà il nostro Paese un governo che non si può più nemmeno definire ex-neo-post comunista, ma semplicemente comico e surrealista. Ecco dunque la visione avuta dal professor Mauro Grimoldi.

“Lungo la Valsassina, all’altezza del comune di Verano Brianza, c’è un forno. Il proprietario ha un figlio che frequenta la terza media, in una scuola di Inverigo, una bella scuola vicino la parrocchia del Santuario della Madonna della Noce. Il ragazzo è contento, ma non ha voglia di studiare; vuole andare a lavorare con il padre, imparare anche lui a fare il pane. Una consolazione, una bella storia, anche; da farci un documentario alla televisione sui mestieri da salvare, che sono così importanti per il futuro del paese. Tutto bene, se non fosse che le teste d’uovo del governo hanno avuto la brillante idea di elevare l’obbligo scolastico. Dopo qualche anno di militare a Cuneo, hanno scoperto che in tutta Europa si va a scuola almeno fino a sedici anni mentre in Italia, il paese delle palafitte, a quattordici anni puoi già dire addio alle pizzette che i bidelli vendono all’intervallo. Impegnandosi come Sisifo, il ministro è riuscito a ottenere un risultato epocale: obbligo fino a quindici anni, uno in più di prima. Tanto per essere cauti e graduali. Tutto sommato anche Dio, che è Dio, ha fare l’universo ci ha messo la bellezza di sette giorni. Berlinguer, che forse dio non crede di essere, ma è comunque un simpatico riformatore può essere soddisfatto: tutti ci sentiamo più europei di prima. “Siccome il lavoro scarseggia, li mandiamo a scuola, questi giovani volenterosi, così gli diamo qualcosa da fare e li togliamo dalle statistiche sulla disoccupazione giovanile. Siamo o non siamo una sana Europa di sinistra! Ci vediamo o non ci vediamo a Firenze con Clinton a pensare, discutere, immaginare! C’è solo un piccolo problema: l’aspirante fornaio, che è pronto a imparare un mestiere e anche a passare dalla potenza all’atto, incominciando a lavorare, non lo può fare. Non gli è concesso di iscriversi a un corso di formazione professionale, per esempio di fornaio, perché questi corsi non sono riconosciuti idonei per l’adempimento dell’obbligo scolastico; d’altra parte, se andasse direttamente a lavorare, si troverebbe in casa i carabinieri. L’unica possibilità che gli resta, oltre al suicidio volontario e liberatorio di una bocciatura alle medie, è quella di iscriversi a una “normale” scuola superiore, frequentarla con interesse e profitto per un anno e poi andarsene salutando con fazzoletto in mano, contento di aver imparato qualcosa di utile e di aver allargato i propri orizzonti culturali. Insomma, se vuole fare le cose per bene, deve andare a ingrossare le fila di quegli studenti che in alcune scuole hanno già ribattezzato gli “obbligati”, una sorta di casta degli intoccabili, di “paria” del variopinto zoo di questo povero paese. Gente motivata, come si può immaginare, felice di fare un tonificante bagno nella piscina della democrazia scolastica, prima o poi finirà per spaccare tutto. Vittime sacrificali dell’astrazione, della finzione, dell’alchimia menzognera, che trasforma la persona in numero, in una “risorsa sociale”, secondo i canoni del collettivismo più sfrenato, essi non esistono e, se anche fosse, non contano nulla; al massimo cominceranno ad avere senso quando finalmente si sarà compiuta l’intera riforma dei Cicli scolastici (una volta almeno l’utopia era il Sole Nascente dell’Avvenire). Che gli frega, a questi capoccioni di ministri, astuti e persi, del figlio del fornaio di Verano? Biondo, robusto e pieno di vita, gli andrà bene se incontrerà qualche sano professore che saprà convincerlo nei fatti che il suo è molto più di un destino da “obbligato””.

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