L’Europa si può fare, e fare meglio

Cronaca della presentazione milanese del manifesto Mcl-Esserci, con Cesana, Costalli, Parisi, Salini, Tajani

“Abbiamo deciso di metterci la faccia, a differenza di tanti cattolici che non fanno nulla e poi si lamentano a cose ormai successe”. Carlo Costalli, presidente di Mcl, ha introdotto così ieri sera il primo degli incontri a Milano di presentazione del manifesto “Sì all’Europa, per farla” (il prossimo sarà a Bruxelles, poi in tutta Italia), che lui stesso, assieme Giancarlo Cesana dell’associazione Esserci, hanno scritto e proposto al pubblico dibattito. Chiamati a confrontarsi con loro il presidente di Energie per l’Italia Stefano Parisi, l’eurodeputato di Forza Italia Massimiliano Salini e il presidente del parlamento europeo Antonio Tajani.

Una riflessione seria sull’Europa

Sala gremita, pubblico attento. Costalli ha detto che “oggi in Europa c’è una situazione di latitanza politica che ha generato fenomeni come la Brexit, i populismi e le barriere. Serve quindi una riflessione seria sull’Europa che non può essere subalterna alle tecnocrazie, ma deve porre attenzione ad alcuni temi fondamentali come la famiglia, la sussidiarietà, i corpi intermedi”. L’Europa si può fare e farla meglio, è il convincimento del presidente Mcl. “Dobbiamo ricostruirne l’identità, recuperando le radici cristiane che l’hanno resa possibile. Oggi il Ppe non rappresenta il massimo, ma non c’è niente di più conservatore che attendere la perfezione. E’ tra alternative imperfette che bisogna scegliere”.

Per una libertà autentica

Cesana ha illustrato i passaggi salienti del manifesto. “Sì all’Europa perché abbiamo un ideale da proporre a tutti. Il problema odierno della frammentazione sociale e politica è esattamente questo: che quell’ideale che portò Schuman, Adenauer, De Gasperi a costituire l’Europa è andato perso. Occorre dunque farlo rivivere”. Tutti vediamo i limiti oggi dell’Europa e, ha notato il presidente di Esserci, “il più grave è il politicamente corretto cui il populismo cerca di opporsi, ma in maniera spesso incompetente e inconcludente”. Che fare? “E’ necessario reperire insieme i fondamenti del nostro giudizio, quello legato in maniera più autentica alla nostra esperienza e tradizione: la famiglia, i corpi intermedi, la società. Una autentica libertà si può sviluppare solo in questi ambiti. Bisogna dunque mettersi assieme perché il singolo di fronte allo Stato è impotente”.

Più comunità, meno Stato

Stefano Parisi ha detto di riconoscersi pienamente nel manifesto di Cesana-Costalli, “molto più nel loro che non in quello di Macron o di Calenda”. Per Parisi “oggi i partiti populisti giocano sul rancore, scaricando sugli altri tutte le responsabilità. Il nostro compito è quello di ricostruire gli ideali europei, cioè ritornare alle radici giudaico-cristiane che hanno ispirato l’idea di Europa perché è in quelle radici che anche il non credente può riconoscere l’origine della nostra cultura, la base della nostra democrazia”. Parisi ha anche proposto una sua riflessione su alcuni errori commessi in questi anni dai “liberali e popolari che hanno ceduto alla cultura socialdemocratica su temi fondamentali come il debito, la famiglia, i diritti. E questo ha provocato i populismi che però non sono la nostra storia, la nostra tradizione che invece affonda le sue radici nell’idea che serva più comunità e meno Stato”.

L’esempio lombardo

Massimiliano Salini ha raccontato soprattutto di sé e della sua esperienza politica di questi anni, non potendo non citare colui che a questa esperienza ha dato l’abbrivio, Roberto Formigoni. “La politica serve a tutelare il meglio che abbiamo nella vita”, ha spiegato l’europarlamentare di Forza Italia che ha illustrato il concetto narrando una serie di episodi che lo hanno visto protagonista in prima persona. Pensare oggi di fare a meno dell’Europa sarebbe suicida, ma la sua natura originaria va oggi recuperata secondo un modello che ha visto proprio nell’amministrazione sussidiaria lombarda un concreto esempio.

Credere in ciò che facciamo

Il presidente Tajani ha ripreso molti degli interventi che lo hanno preceduto, ripercorrendo sotto vari aspetti la storia stessa dell’Europa e delle sue istituzioni, ribadendo anch’egli la necessità di tornare a puntare sulle radici giudaico-cristiane. “Non è un caso che ciò che accomuna tutti gli europei è la croce”, ha detto “che vediamo presente ovunque in tutti i paesi del nostro continente. Bisogna quindi rafforzare la politica che incarna questi valori e contrastare la tecnocrazia e la burocrazia che tende ad annacquarli. Quindi sì all’Europa per farla e possiamo farla solo se crediamo in quello che facciamo”.