Leopardi incompreso in Italia per colpa dei cattolici? Ma chi gliel’ha data la maturità a Martone?

Per il regista de “il giovane favoloso” il poeta di Recanati sconta il pregiudizio cattolico. Galli della Loggia gli fa la pelle sul Corriere

leopardi-elio-germano-giovane-favolosoNemmeno a noi Il Giovane favoloso di Mario Martone era piaciuto. Sebbene fosse stato applaudito dalla critica nostrana, il film sulla vita di Giacomo Leopardi anche a noi era parso, piuttosto, il ritratto di un paguro piagnucoloso. Un lettore poi, che più di noi aveva una certa dimestichezza con l’arte cinematografica, ci aveva inviato una recensione in cui metteva in forte dubbio che si trattasse di un capolavoro (Un povero sfigato rattrappito in fissa per il sesso. E meno male che “Il giovane favoloso” doveva restituirci un Leopardi non scolastico). Se poi aggiungete il fatto che il regista aveva presentato il poeta di Recanati come un precursore di Kurt Cobain, «un ribelle», bè, ecco, ce ne era a sufficienza per classificare il film come un’operazione di bassa lega ideologica, più che altro intenta ad appiccicare addosso all’autore de L’infinito il vestito dell’anticlericale ante litteram.

COLPA DEI CATTOLICI. Oggi, poi, sul Corriere della sera, Ernesto Galli della Loggia sbeffeggia Martone che, in un’intervista a Le Monde, in occasione dell’uscita del film in Francia, dichiara che la ribellione di Leopardi è incompresa in Italia a causa del pregiudizio religioso: «Per un Paese cattolico come il nostro riconoscere che il nostro più grande poeta era un ateo non va bene». «Leopardi – scrive Galli della Loggia -, secondo Martone, rientrerebbe nella “parte rimossa dell’Ottocento”. Il fatto è, ahimè, che “contrariamente ai francesi che conoscono bene le contraddizioni della Rivoluzione francese, gli italiani invece hanno una visione unilaterale della loro storia. Il che testimonia la nostra profonda incapacità di diventare maturi”».

HAI PRESENTE DE SANCTIS? Già così ci sarebbe da ridere. Ora, va bene che Martone possa non avere letto i libri del cattolicissimo Giulio Augusto Levi su Leopardi, ma come nota giustamente l’editorialista del Corriere, affermare una cosa del genere è una castroneria sesquipedale: «È a questo punto che uno si chiede: ma a questo Martone la maturità chi gliel’ha data? Che studi ha fatto? Di più: dove ha vissuto? Visione unilaterale della nostra storia? Ma ha mai sentito parlare di Croce, Gramsci, Salvemini, Chabod, De Felice, per dirne qualcuno? Ha mai letto le pagine che ha dedicato a Leopardi tal Francesco De Sanctis (per sua informazione: un noto italianista dell’Ottocento di qualche influenza, e non proprio amicissimo dei preti)?».