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“Lei” ci parla dell’amore come Platone e Agostino

Di Simone Fortunato
31 Dicembre 2025
“Her” è più di una profezia sull’Ai: è un trattato filosofico sulla solitudine di noi iperconnessi

Ho rivisto il magnifico Her (2013), ovvero Lei, credo il capolavoro assoluto di Spike Jonze, regista visionario, tendenzialmente difficile, capace di girare appena quattro lungometraggi uno più bello dell’altro (Essere John Malkovich, Il ladro di orchidee, Nel paese delle creature selvagge e Lei) in 25 anni di una carriera che spazia tra cortometraggi, videoclip, spot pubblicitari. Tutti i suoi film ci portano dentro un grande vuoto: la testa (vuota) di Malkovich, la scrittura (vuota) dello sceneggiatore protagonista de Il ladro di orchidee, l’infanzia perduta dello splendido adattamento da Nel paese dei mostri selvaggi di Maurice Sendak e il vuoto esistenziale che attraversa tutta la storia di Her, film profetico sull’Ai, uscito più di 10 anni fa ma attuale non tanto per la riflessione sulla tecnologia, quanto per la riflessione sul cuore che è sempre uguale, oggi, 10 anni fa, 2.500 anni fa. Un cuore che cresce e non si riempie mai La storia è nota. Theodore Twombly vive in una Los An...

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