Legge Stadi, fine di partita. La melina ambientalista fa rinviare tutto a data da destinarsi

Con la fine del governo si blocca l’iter per l’approvazione della legge. Per il presidente del Palermo Zamparini: «Nel nostro catto-comunismo gli investimenti si chiamano speculazioni»

Se poteva essere un passo avanti per il nostro calcio, ecco che tutto verrà vanificato. La legge sugli stadi rischia di decadere con la fine della legislatura del governo Monti, dopo un iter iniziato nel 2008: la proposta è ferma in commissione bilancio del Senato, e qui sembra dover morire. È un rischio che tanti temevano, e che ieri è stato rilanciato da un allarmato Giancarlo Abete, numero uno della Federcalcio: «Salvo miracoli la legge sugli stadi resterà un semplice disegno di legge da consegnare al futuro».

61 ANNI: L’ETÀ MEDIA DEGLI STADI DI A. La voce del presidente federale è tuonata proprio da un evento dal titolo“Legge sugli stadi: ultima chiamata”, tenutosi ieri al Palazzo Vecchio di Firenze, e mai titolo più azzeccato si poteva scegliere. «Questa è una storia italiana, da schiaffo del soldato. Oggi possiamo metterci una pietra sopra e nella prossima legislatura dovremo con impegno capire quali sono le priorità». Addio quindi per il momento a qualsiasi tipo di agevolazione per la costruzione di impianti sportivi con agevolazioni di privati, con una legge nata ormai 4 anni fa, per 3 anni addormentatasi alla Camera e poi ripresa la scorsa estate, quando tutto sembrava che in tempi record si riuscisse finalmente ad arrivare ad un’approvazione della legge. Addio, per ora, a nuovi investimenti sui nostri vecchi impianti, deriva calcistica dello sport europeo. C’è un dato che parla da sé: l’età media dei 17 stadi che ospitano la Serie A tocca quota 61 anni. Certo la legge non è fondamentale, visto che qualcuno, come la Juve, è riuscito a costruire uno stadio di proprietà senza usufruirne, e nei progetti delle squadre le scelte d’investimento sui nuovi impianti scivolano in fretta sotto quelle più goduriose per il calcio mercato. Ma una legge agevolerebbe la nascita di nuove strutture, un grande aiuto non soltanto alle squadre ma a tutto il movimento sportivo del nostro Paese, che sicuramente potrebbe avere carte più credibili con cui avanzare candidature per Mondiali ed Europei.

RISCHIO SPECULAZIONI E CEMENTO. L’inghippo starebbe nelle compensazioni, il ritorno economico che permetterebbe l’edificazione di uno stadio attraverso attività commerciali, residenziali o turistiche, e che tanto avrebbero indisposto le ali ambientaliste del parlamento. Si rischiano ondate cementificatrici, con azzardi speculativi. È il Pd a non dare il via libera, diceva ieri Claudio Barbaro, onorevole di Fli e relatore della legge. Non ha invece usato mezze misure il presidente del Palermo Zamparini, intervistato da Panorama: «Abbiamo copiato le leggi francesi dove ci sono ritorni economici nelle aree vicine altrimenti lo stadio non sta in piedi. Sa qual è il problema? Nel nostro catto-comunismo gli investimenti si chiamano speculazioni. Invece sono solo investimenti che potrebbero creare posti di lavoro e infrastrutture». Insomma, la legge pare entrata in un vicolo cieco, cui solo la fine della legislatura la porterà fuori. Bisogna aspettare le elezioni politiche, vedere chi vince. Poi si ripartirà da capo e, se il tema sarà tra le priorità del nuovo governo, forse inizieremo ad avvicinare il nostro calcio a quello degli altri stati europei. La Juve già lo ha fatto e il ritorno di questa scelta è sotto gli occhi di tutti, in termini di soldi, prestigio, gioco. Per le altre c’è da aspettare.

Seguici su Tempi Sport