Nemmeno la madre della legge Simone Veil pensava che l’aborto fosse un «diritto fondamentale»

Francia. Per il deputato francese Jean-Christophe Fromantin, anche l’ex ministro che legalizzò la pratica «riconosceva il carattere eccezionale e drammatico della decisione»

La Francia ha tradito Simone Veil (nella foto), l’ex ministro che nel 1974 diede il nome alla legge che legalizzò l’aborto. A 40 anni dall’approvazione di quel testo, l’Assemblea nazionale ha votato una risoluzione per «riaffermare il diritto fondamentale all’aborto». Peccato che essa «non riaffermi in niente il progetto presentato da Simone Veil».

ABORTO COME ECCEZIONE. A scriverlo sul Le Figaro è Jean-Christophe Fromantin, sindaco e deputato, tra i sette politici che il 26 novembre in aula hanno votato contro la risoluzione. «Nel testo originario di cui celebriamo l’anniversario si parlava di derogare al principio di protezione dell’essere umano dal principio della sua vita. Era necessario, ma la stessa Simone Veil riconosceva il carattere eccezionale e drammatico di questa decisione».

«RILEGGETEVI SIMONE VEIL». Invece, «la trasformazione in diritto fondamentale effettuata dalla risoluzione apre alla banalizzazione dell’aborto e segna un cambiamento profondo rispetto al principio di eccezione che ha sempre prevalso fino ad oggi». Tutti coloro che parlano di «diritto», come l’attrice Catherine Deneuve, «dovrebbero passare un po’ di tempo a rileggere il discorso di Simone Veil», il cui «impegno era contrario» a questa deriva. Inoltre, questo nuovo passo «non rientra nell’orientamento della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, che esclude la logica unilaterale di un diritto all’aborto e si rifà a un equilibrio proporzionato di diritti, libertà e interessi concorrenti» della madre e del bambino.

PERCHÉ NON C’ERA NESSUNO? E a tutti coloro, nel suo partito (Udi) e non, che l’hanno criticato per aver votato contro la risoluzione, ricorda che in aula c’erano solo 151 deputati su 577: «Sono sconvolto che solo 151 deputati fossero presenti per un testo come questo e anche chi mi critica [per il mio voto] non era presente. Che cosa resta dei convincimenti di una parte e dell’altra se un tardo pomeriggio di un mercoledì, su un testo altamente simbolico, più di 400 deputati sono assenti dall’emiciclo? Perché i politici fanno mostra di coraggio sulle grandi riforme di cui la Francia ha bisogno e poi rinunciano ad affermare le loro convinzioni? Credo che queste domande meritino di essere poste a tutti coloro che danno grandi lezioni di morale e si rifugiano nel pensiero facile».