Se proprio dovete fare una legge sull’omofobia, allora metteteci pure l’aggravante dell’eterofobia

È tempo che si faccia sentire quello che Chesterton definiva “l’uomo comune”; quello che nel suo intimo è contrario a tutte queste strampalate iniziative

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

E così, quei buontemponi di deputati, anziché dedicarsi ai problemi seri del nostro Paese, hanno in qualche modo fatto passare una proposta di legge che vorrebbe tutelare i cittadini dagli atteggiamenti omofobici che pervaderebbero l’Italia. Vorrei esprimere brevemente le ragioni che mi vedono laicamente contrario a tale eventuale norma.

1) Premetto, innanzi tutto, anche per evitare un futuro procedimento penale (visto che ormai le norme si applicano retroattivamente), ma soprattutto per essere sincero con me stesso, che agli omosessuali, come ad ogni persona di questo mondo, è dovuto il massimo rispetto. Anch’io, con papa Francesco, potrei ripetere: “chi sono io per giudicare una persona gay?”. Questa premessa è fuori discussione e non inficia ciò che sto per esporre.

2) Data l’estrema indeterminatezza del termine “omofobia”, la norma che si vorrebbe introdurre in Italia finisce con il colpire uno dei principi fondamentali della nostra Costituzione, quello espresso nell’art. 21, che così si esprime: “tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero, con le parole, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”. Anche nel massimo rispetto per una situazione gay, ogni cittadino italiano deve avere il diritto di esprimere liberamente un pensiero  dissenziente circa tale situazione. Avere ed esprimere idee diverse non può costituire offesa per nessuno. Solo i regimi totalitari impongono un pensiero unico collettivo. Le norme in questione costituirebbero, in ultima analisi, un vulnus antidemocratico alla libertà di pensiero e di opinione.

3) Se anche il Senato dovesse approvare la norma, verrebbe messo in atto un attacco  senza precedenti a quella che definiamo come “libertas ecclesiae”, il che, tra l’altro, violerebbe un altro articolo della Costituzione, il 19, che prevede la libertà di manifestare la propria fede religiosa, che non può essere confinata nei soli momenti rituali. Vedo i cattolici non troppo sensibili a questa tematica: forse non hanno capito che se un parroco dovesse esporre per intero la dottrina cattolica sul tema si vedrebbe sottoposto ad un procedimento penale. All’occorrenza, dobbiamo accettare anche il martirio, ma non lo dobbiamo cercare. Tutti quei cattolici che scrivono nei programmi elettorali l’impegno a difendere la libertas ecclesiae dove sono?

4) La norma in questione è, comunque, inutile, perché già l’attuale codice penale tutela ogni offesa che venisse portata ad una persona gay. Infatti sono già previsti i reati di ingiuria (art. 594), di diffamazione (art. 595), di percosse (art. 581), di violenza privata (art.610), etc… Prevedere uno specifico riferimento all’omofobia appare quanto meno stravagante e contrario ad ogni principio di economia legislativa.

5) L’attuale proposta appare chiaramente dettata da intenzioni ideologiche, per nulla suffragate dalla realtà dei fatti. Gli episodi finora accaduti non giustificano per nulla il ricorso ad una legge “speciale”, di cui si servono, di solito, i regimi dittatoriali. Inoltre, è trasparente nei promotori lo scopo di creare un precedente, per poi passare alla legge sui matrimoni gay e sulla conseguente possibilità di adottare.

6) Il mio sincero e convinto parere è che sulla materia non si deve legiferare, per i motivi appena esposti. Ma, se proprio si deve legiferare, allora, paradossalmente, occorrerebbe anche prevedere l’aggravante dell’eterofobia. Sulla base dell’art. 3 della Costituzione, quello dell’eguaglianza, perché omofobia sì ed eterofobia no? Tra l’altro, sono in atto molti atteggiamenti eterofobi: basti pensare a ciò che avviene durante il gay pride. Mi rendo conto della stranezza di questo punto, ma più ci penso e più mi sembra molto logico.

7) Sono molto stupito del silenzio tenuto dal Parlamento europeo di fronte a questo attacco alla libertà di pensiero (e non solo questo, basti pensare a ciò che accade nelle scuole francesi). Ma anche l’Onu dovrebbe preoccuparsi, perché la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo tutela la libertà in ogni suo aspetto.

Penso che sia tempo che si faccia sentire quello che Chesterton definiva “l’uomo comune”; quello che nel suo intimo è contrario a tutte queste strampalate iniziative (Bologna docet), ma che non ha il coraggio di esprimersi, anche perché i riferimenti politici non aiutano. La sinistra è succube non solo della giustizia ingiusta, ma anche di un trend culturale che tradisce le sue origini popolari, mentre la destra è semplicemente priva di una vera cultura con cui confrontarsi con il mondo intero. Il mio auspicio è che si prenda esempio dalle “sentinelle” francesi, che hanno il coraggio di stare pacificamente in piazza per testimoniare che “l’uomo comune”, legato alla grande tradizione della nostra civiltà migliore, non si adegua a ideologie strumentalizzate dal potere, tendenzialmente liberticida.

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •