Ma quale “legge anti-Grillo”, la riforma dei partiti non piace al comico perché impone la democrazia interna

La questione statuto non esiste, il Movimento 5 Stelle ne ha già due. Il problema del ddl Zanda-Finocchiaro è che prevede la tutela delle minoranze e del contraddittorio

Beppe Grillo sostiene che la legge di riforma dei partiti proposta dai senatori Pd Anna Finocchiaro e Luigi Zanda vuole eliminare dalle competizioni elettorali il Movimento 5 Stelle. Il motivo della contrarietà del leader 5 Stelle nei confronti del disegno di legge 260 sarebbe l’obbligo, previsto dalla riforma anche per il non-partito, di dotarsi di uno statuto.

I DUE STATUTI DI GRILLO. La ripugnanza nei confronti della “carta costituzionale” dei partiti, espressa dal vertice del movimento, sembra un pretesto per affossare la riforma. Anche perché, di statuti, il non-partito ne ha addirittura due: il cosiddetto “non-statuto” pubblicato in rete e un atto costitutivo (di proprietà) firmato dal commercialista e depositato nelle casseforti di Gianroberto Casaleggio e Beppe Grillo.

NON-PARTITO O PARTITO? Il Movimento 5 Stelle si comporta come le altre compagini della politica italiana, almeno per quanto riguarda le questioni burocratiche: il simbolo del “non-partito” è un marchio registrato all’ufficio brevetti, allo stesso modo di quelli del Pdl e del Pd; come ogni forza politica anche i grillini hanno una sede legale e un organo di informazione ufficiale, benché, caso unico in tutto l’occidente, essi siano la stessa cosa, cioè il blog personale di Grillo. Il vero problema della riforma Finocchiaro, allora, qual è? Forse il fatto che limita l’uso personale e verticistico dei partiti da parte di chi ne detiene il marchio (in questo caso, Grillo e Casaleggio), ponendo obblighi di democrazia interna. Una pratica che, eccetto rari casi, non è mai stata applicata dal Movimento 5 Stelle.

TRASPARENZA. Il disegno di legge è stato definito dai suoi detrattori, non solo da Grillo, una legge “anti-Movimento 5 Stelle”. Ciò non toglie, dicono i sostenitori della riforma, che le nuove regole per i movimenti politici – ricalcate in parte dall’esperienza non proprio edificante del Pd – sono né più né meno quelle promosse (a parole) dal movimento grillino: un quadro normativo sotto l’insegna della trasparenza e della democrazia diretta, che prevede incarichi a tempo determinato per i dirigenti, il diritto all’informazione per i tesserati, e che promuove la tutela delle minoranze, garantendo il contraddittorio (forse i due elementi democratici più misconosciuti dal vertice del non-partito). «Lo  scopo – spiegano Zanda e Finocchiaro – è di assicurare che tutte le deliberazioni siano assunte, nella trasparenza, con la più ampia partecipazione degli iscritti».

REGISTRAZIONE. La registrazione in prefettura o in tribunale, in Italia, è una norma burocratica prevista per le persone giuridiche, non per i partiti, ma, ad esempio, per le testate giornalistiche e per i blog di informazione (tranne quelli personali e di informazione non periodica, come beppegrillo.it). La riforma prevede che anche i movimenti politici che vogliono concorrere alle elezioni debbano registrarsi in prefettura e depositare lo statuto. A questo primo passaggio dovrebbe seguire la pubblicazione del simbolo e dello statuto nella Gazzetta Ufficiale.

“COSTITUZIONE” DEL PARTITO. Lo statuto è visto come una vera e propria “costituzione” del partito. Si deve indicare quali sono gli organismi dirigenti, le loro competenze, le modalità della loro elezione. Deve prescrivere la durata degli incarichi, interni e nelle istituzioni, e regolare le procedure con cui il partito assume le proprie decisioni (per esempio, le alleanze elettorali). Lo statuto regola lo scioglimento, il commissariamento, delle articolazioni territoriali. La “costituzione” dei partiti deve motivare l’espulsione o il diniego di tesseramento dei cittadini, i quali possono comunque ricorrere al comitato di garanzia.

ALTRE NORME. Gli statuti devono disciplinare la ripartizione delle elezioni primarie che si svolgono per tutte le candidature alle cariche apicali e di governo (sindaco, presidente di Provincia, presidente di Regione, candidato a premier). Inoltre si prevede che una quota dei rimborsi elettorali (25 per cento) sia condizionata alla loro adozione. Il rendiconto del partito deve essere fatto da una società approvata dalla Consob e il controllo è affidato alla Corte dei conti.