Lega a Pontida, Bossi: «Non manderemo alla malora il paese»

Davanti a 80 mila persone il leader della Lega Umberto Bossi arringa la folla di Pontida: riforma fiscale – «Caro Giulio, se vuoi ancora i voti della Lega deve cambiare qualcosa» -, ministeri al Nord, missioni di pace «o di guerra» da ridurre e leadership di Berlusconi appesa a quello che il governo farà. Anche se non «faremo cadere Berlusconi»

Ieri la Lega Nord ha riunito tutta al sua gente a Pontida e davanti a 80 mila persone, secondo il Carroccio, Umberto Bossi ha parlato da solo proponendo misure da attuare e lanciando moniti al premier Silvio Berlusconi: «Bisogna abbassare la pressione fiscale, che è diventata intollerabile. Per Berlusconi si può. Per Tremonti, i mercati ci farebbero fare la fine della Grecia. Ma se si fa un progetto saggio, serio, non faremo quella fine».



”Poi si rivolge diretto al ministro dell’Economia: «Caro Giulio, se vuoi ancora i voti della Lega deve cambiare qualcosa. Non devi toccare gli artigiani e le piccole imprese, altrimenti metti in ginocchio il Nord». E ancora: «Devi riscrivere il patto di stabilità per i Comuni, in modo che possano spendere i loro soldi. Molti Comuni hanno miliardi bloccati dal patto di stabilità. Siamo schiavi del centralismo romano»” (Corriere, p. 2).



”Poi, c’è il trasferimento dei ministeri. Insieme a Calderoli, il Senatur mostra le targhe dei ministeri alle Riforme e alla Semplificazione che dovrebbero finire sulla Villa Reale di Monza. Il leader scuote la testa: «Berlusconi aveva già firmato il decreto, ma poi si è cag… addosso». L’ostilità del Carroccio alle missioni internazionali è ribadito con durezza: «Sono da ridurre». Ma il più netto sarà Maroni: «Basta bombe in Libia»” (Corriere, p. 2).



Poi Bossi parla di Berlusconi: «La leadership è in discussione. Dipende dalle scelte che verranno fatte, ma potrebbe finire alle prossime politiche. Noi possiamo andare da soli quando vogliamo. Ma se facciamo cadere Berlusconi e andiamo a votare, questo è un momento favorevole alla sinistra. Ci sono dei cicli storici. Ma non ci prenderemo la responsabilità di mandare in malora il paese».