Le troppe contraddizioni della proposta tedesca per la Siria

L’unica proposta europea non è condivisa da tutti i paesi europei e neanche dallo stesso governo tedesco. Come l’Europa possa poi collaborare militarmente con Russia e Siria, paesi ai quali commina sanzioni, è un mistero

Ma insomma, cosa fa l’Unione Europea mentre decine di migliaia di persone fuggono dal nord-est della Siria a causa dell’intervento militare turco-islamista, decine di terroristi dell’Isis tornano in libertà, e Turchia, Russia e governo di Damasco si spartiscono il controllo del territorio che per anni i curdi affiliati all’Ypg avevano gestito autonomamente col supporto militare americano e con l’incoraggiamento meramente morale degli europei? A parte sospendere le vendite di armi ad Ankara, farsi respingere in Consiglio di Sicurezza dell’Onu una richiesta di mozione di condanna dell’invasione turca della Siria settentrionale, ipotizzare sanzioni relative allo sfruttamento turco del gas nelle acque di Cipro, cosa fa a livello di intervento sul terreno?

Effettivamente una proposta c’è, ma non è della Ue: è della Germania. E non è stata formulata dal governo tedesco, ma dal ministro della Difesa. Che prima di farla non si è messo d’accordo col ministro degli Esteri e non ne ha parlato coi suoi omologhi europei, ma giovedì si è recata a Bruxelles per spiegarla ai ministri riuniti al summit della Nato. Sì, Annegret Kramp-Karrenbauer, segretario generale della Cdu dal febbraio 2018 e ministro della Difesa nell’ennesimo governo di Grosse Koalition fra democristiani (Cdu-Csu) e socialdemocratici (Spd) dal luglio di quest’anno, vorrebbe istituire una zona di sicurezza sotto controllo internazionale nel nord-est della Siria, approvata dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu, dove truppe provenienti da Germania, Francia, Regno Unito e qualche altro partner europeo svolgerebbero compiti di interposizione fra curdi e turchi e di protezione dei civili. Non da soli, ma d’intesa con le forze russe e turche già presenti nell’area o in procinto di entrarvi.

Una conferenza internazionale dei paesi disposti a intervenire dovrebbe precedere la decisione e un rappresentante speciale internazionale per l’operazione dovrebbe essere nominato. Le reazioni alla proposta sono state paradossali: il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg ha giudicato positivamente l’iniziativa ma ha esplicitamente escluso che potesse trasformarsi in una missione della Nato; il ministro della Difesa americano Mark Esper ha ugualmente lodato la proposta come una presa in carico di problemi di sicurezza in una regione turbolenta da parte dei paesi europei («una cosa che chiedevamo loro da parecchio tempo: alzare il livello e fare di più»), ma ha pure confermato il ritiro delle truppe Usa e dunque l’indisponibilità americana a contribuire all’eventuale operazione a guida europea sotto mandato Onu che dovesse prendere corpo.

In Germania, Angela Merkel e il presidente della Commissione Esteri del Bundestag, compagni di partito del ministro della Difesa, si sono detti entusiasti dell’iniziativa, ma gli esponenti dell’altro partito di governo, cioè la Spd, hanno replicato che la proposta andava approfondita e che la partecipazione di militari tedeschi non doveva essere data per scontata. Il socialdemocratico ministro degli Esteri Heiko Maas, che la Kramp-Karrenbauer si era limitata a informare della sua idea con un sms, ha perfidamente commentato che gli alleati europei della Germania nella Nato gli avevano espresso «un certo grado di irritazione». Alla riunione della Nato a Bruxelles dove la leader della Cdu ha esposto il suo progetto i ministri degli altri paesi europei si sono divisi fra quelli che mostravano sorpresa per la proposta tedesca e quelli, come Francia e Spagna, che hanno dichiarato che è troppo presto per esprimere una valutazione. 

Secondo euractiv.com, «la delegazione francese avrebbe detto che la proposta era “certamente benintenzionata”, ma non si combinava con lo “sviluppo dinamico” sul terreno. Dopo che l’accordo russo-turco (concluso a Sochi il 22 ottobre – ndt) aveva cambiato la situazione, era “improbabile che il Consiglio di Sicurezza dell’Onu approvasse una missione di pace sotto un ombrello europeo”, sottolineava la fonte francese». Effettivamente la Russia, che è membro permanente del Consiglio di Sicurezza, e il governo di Damasco non hanno nessun interesse a dare semaforo verde a truppe di paesi europei ora che, grazie all’azione innescata da Erdogan, sono riusciti a riprendere il controllo di un’altra fetta di territorio siriano che sfuggiva al potere centrale da molto tempo.

Inoltre appare davvero bizzarra l’ipotesi di un’operazione di polizia internazionale congiunta nella quale collaborerebbero la Russia e i paesi europei che hanno deciso e poi più volte rinnovato sanzioni economiche contro di essa per le ingerenze nella crisi dell’Ucraina; per non parlare dei rapporti che dovrebbero instaurarsi fra le forze armate di Assad e quelle dei paesi della Ue che hanno rotto i rapporti diplomatici con Damasco sette-otto anni fa e poi subissato il paese di pesanti sanzioni economiche rinnovate di anno in anno. Favorevoli all’iniziativa europea si sono invece detti, per motivi opposti, i due nemici che si sono recentemente affrontati sul campo di battaglia: Turchia e curdi sostenitori della Rojava (nome curdo del nord-est siriano) autonoma.

Per i turchi la partecipazione europea significherebbe che l’Europa ha cambiato idea sull’intervento turco e accetta la giustificazione che Erdogan ne ha dato, cioè che il nord-est siriano era sotto il controllo di terroristi curdi che avevano preso il posto di quelli dell’Isis ed era necessario riportare l’ordine e la sicurezza con un intervento dall’esterno; per i curdi l’intervento europeo offrirebbe loro la garanzia di una forza di prevenzione e di dissuasione nei riguardi di eventuali abusi da parte di turchi, russi e governativi siriani, ma soprattutto di quello che ancora potrebbero fare i jihadisti siriani che i turchi hanno utilizzato come fanteria della loro Operazione Fonte di pace, e che si sono macchiati di crimini di guerra documentati anche in video da loro stessi diffusi. 

In Germania molti osservatori sono convinti che Kramp-Karrenbauer abbia formulato la sua proposta per motivi puramente di politica interna, cioè per mettersi in mostra con gli elettori tedeschi di origine curda e di origine turca.

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