Le Sentinelle in piedi a Milano, «per ricordare che si può vivere non allineandosi al pensiero dominante»

Intervista a Pietro Invernizzi, portavoce di quei cittadini che hanno scelto una forma di protesta originale contro il ddl Scalfarotto

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Non si potrà più dire che il matrimonio è fra uomo e donna, che i bambini hanno diritto ad avere un padre e una madre, che l’omosessualità può essere un problema? «Questo il rischio se passasse anche al Senato il disegno di legge Scalfarotto-Leone approvato dalla Camera il 19 settembre scorso». A parlare a tempi.it è Pietro Invernizzi, portavoce delle Sentinelle in piedi di Milano, un gruppo di cittadini che sabato 12 ottobre alle ore 17 si incontreranno in piazza Cordusio a vegliare contro il ddl.

NEL SILENZIO DEI MEDIA. Cosa prevede questa legge? «Il carcere per i reati di “omofobia” e “transfobia” senza spiegare che tipi di reati siano. Così, se la norma fosse approvata, chiunque dirà, per esempio, che il matrimonio è quello naturale rischierà di essere denunciato». Il reato di opinione verrebbe così reintrodotto in Italia per la prima volta dopo la caduta del regime fascista. «Eppure la legge stava passando nel silenzio dei media e della politica che la presentava come una norma volta a tutelare gli omosessuali dalle violenze». Per questo un manipolo di parlamentari ha cercato di informare la Camera dei reali contenuti del ddl. Anche fuori dal Parlamento alcuni cittadini ne hanno preso consapevolezza, organizzandosi sul modello delle manifestazioni francesi contro la legge Taubira, che legalizza il matrimonio gay: «Sebbene le date stabilite per la discussione della norma fossero il 25 e 26 luglio e la sera del 5 agosto, la Manif Pour Tous Italia e Le Sentinelle in Piedi erano presenti».

PROTESTA PACIFICA. Manifestazioni e veglie si sono svolte anche in altre città italiane. «Le prime sono state a Roma e poi a Brescia». Venerdì La Manif pour tous si è data appuntamento ancora a Roma e Bisceglie, poi a Bologna, a Bolzano e a Pisa. Voi sabato veglierete, come mai questa forma? «Siamo persone che, sapendo quello che stava succedendo, si sono contattate tramite passaparola, per conoscenze e attraverso i social network. Il nostro è un movimento spontaneo: parte dal singolo che si unisce a quanti, come lui, non vogliono accettare di stare in silenzio». Niente etichette partitiche o confessionali, solo persone che «vegliano per stare desti in una società che ci spinge a non interessarci di quello che accade. Chi veglia, lo fa in silenzio o leggendo libri che facciano riflettere per resistere insieme».
È un modo originale di reagire: «Vogliamo mostrare che c’è altro, un modo di pensare diverso da quello che passa su tv e giornali. La nostra è la protesta pacifica di normali cittadini che non vogliono farsi etichettare. Senza urlare, senza violenza, ma usando la testa, il cuore e la coscienza per ricordare che si può vivere non allineandosi al pensiero dominante». Quella di sabato sarà solo la prima veglia: «Il passaparola ci sta aiutando. Ne organizzeremo altre sul modello francese, spargendo la voce tramite i social network. Per svelare quello che sta succedendo, ma innanzitutto per non rinunciare a rimanere desti».

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •