Le due statue drag queen e niqab

La foto, scattata da uno studente nella metropolitana di New York, ha suscitato un gran dibattito in rete. Chi sono queste due persone?

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Una donna bene in carne, con un voluminoso niqab, e una drag queen piuttosto possente, con un vestitino corto, siedono una accanto all’altra/altro. Ma non siamo a un carnevale di Rio quanto su una molto meno musicale e scatenata metropolitana di New York. La foto, scattata da uno studente della Guinea, Boubah Barry, ha suscitato un gran dibattito in rete. C’è chi ne vede il simbolo della libertà chi il trionfo della perversione. Come stanno realmente le cose? Sempre che nella nostra virale e turbinosa epoca le si possa distinguere e riconoscere.

Se si osserva la foto, viene da sé ammettere come il transessualismo sia sempre esistito e c’è poco da scandalizzarsi; nel mondo greco-romano si hanno molteplici attestazioni di uomini che, in odio al loro autentico aspetto indossano vesti da donna, arricciandosi pure la chioma e disponendola in boccoli ondulati, alcuni di loro poi, bramando una completa trasformazione in donne, amputavano i propri organi sessuali.

Lo psicanalista Jacques Lacan, che si occupò della questione una cinquantina di anni fa, disse che era impossibile deviare dalla propria condizione, inutile insistere! Un giorno che un transessuale rivendicava il suo esser donna, Lacan lo mise di fronte alla realtà che smentiva le sue costruzioni deliranti; semplicemente ricordandogli – poiché il trans lo dimenticava ogni volta – che era un uomo, che lo volesse o no. Poteva anche rifiutare questo status originario con tutte le sue forze, ricorrere a sofisticate operazioni, ma nessuna di esse avrebbe fatto di lui una donna. E per finire lo chiamò “povero vecchio mio”, per ribadire in modo amichevole la sua mascolinità.

Così la storia umana, ove il vero e il falso spesso si fondono l’uno con l’altro. Ben lo sapeva Balzac quando scriveva Sarrasine, il suo folgorante libretto capolavoro. Chi è Sarrasine? Uno scultore cui i sicari di un cardinale invaghito di un castrato dell’Opera, Zambinella, tagliano la testa. Sarrasine non aveva colto la vera natura del bellissimo giovane di cui si era invaghito. Cosa era un ragazzo o una ragazza? Quale natura? Alla corte di Francia il sovrano era “Sa Majesté”, che letteralmente significa “la di lei Maestà”. Il genere femminile fu usato inizialmente, nel XVI secolo, in omaggio al re Enrico III di Francia, che voleva essere considerato una donna.

Torniamo ai nostri due personaggi, uno che non lo è ma si sente donna, e come tale si esibisce, l’altro che lo è davvero e lo nasconde. Chi sono costoro, in realtà? Impossibile distinguerli nelle loro strane vesti con cui si addobbano, del tutto velata l’una, del tutto svelata la seconda. Eppure la donna in niqab appare nella sua strenua chiusura come se occultasse qualcosa, sembra si nasconda per tessere un agguato e colpire, mentre la drag queen che brama mostrarsi fin da subito in tutto il suo empio rovesciamento dei sessi e dei ruoli, sembra immediatamente quel che è, un travestimento che in fondo non lascia niente di più allo sguardo. Ma attenzione, il tutto potrebbe rovesciarsi, se a guardarli è un altro occhio, a questo punto si potrebbe supporre che il niqab in realtà è solo un triste oggetto di cui troppo facilmente si può capire la natura e l’umiliazione, mentre nella drag queen si manifesta un mistero che richiede d’essere esaminato nei suoi dettagli psichici e antropologici.

Lo sguardo di ciascuno dei milioni di voyeur che in questi giorni li scrutano ha il suo dire. Alcuni dicono che il niqab è un pericolo, che la drag anche, per i più piccini. C’è chi si è appellato al buon costume, al presidente Trump, alla religione, alla legge. Per altri invece andrebbero aboliti entrambi perché sfregiano la patria, l’uno troppo arcaico l’altro troppo moderno, anche se a dire il vero entrambi coesistevano nell’antichità. Tutti gli spettatori, però, in un modo o nell’altro, avranno notato, nel bene e nel male, la potenza visionaria dei due esseri, come se una divinità li avesse così collocati, in un’immagine fin troppo moderna, un presagio di quel verso cui stiamo andando incontro o in cui già siamo… Si chiederanno allora nuove leggi, per bandirli, condannarli, rieducarli, rivestirli… Ma anche premiarli, perché ultimamente, in mezzo a tante inutili opere artistiche della nostra epoca, non si è mai vista una così potente espressione, quel niqab e quel drag queen come statue che resistono una accanto all’altra per dirci qualcosa.

Foto Ansa

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