Le cinque prove della (non) esistenza degli atei

Saranno atei quanto vogliono, saranno agnostici e anche uniti ma di sicuro non sono razionalisti, perché ragionando ragionando, alla fine, si incartano sulla logica

Di Antonio Gurrado L’insurrezione degli atei: aspettavo da tempo questa notizia e finalmente eccola qua. Leggo sul Venerdì di Repubblica (una miniera di postmodernità) che «sposarsi in chiesa per gli atei comporta parecchi inconvenienti» in quanto «può essere considerato una simulazione totale, bastevole per ciò stesso a rendere nullo il matrimonio sin dall’origine». Non solo di fronte alla Sacra Rota, spiega l’estensore del trafiletto ingiustamente sottovalutato, ma anche davanti alla Corte di Cassazione, che una ne pensa e cento ne fa.

È subito esplosa la protesta dell’Unione degli Atei Agnostici Razionalisti, questo residuato bellico del tardo Seicento che si scaglia contro la divisione «tra cittadini di prima e di infima categoria»: i primi sarebbero i cattolici e gli infimi gli atei agnostici razionalisti uniti, per i quali «non credere al matrimonio come istituto sacrale non significa negarne gli effetti civili».

Saranno atei quanto vogliono, saranno agnostici e anche uniti ma di sicuro non sono razionalisti, perché ragionando ragionando ecco quel che di fatto chiedono:

  1. che chi non crede in Dio possa sposarsi in parrocchia;
  2. che il rifiuto della religione non pregiudichi la possibilità di voler contrarre matrimonio religioso;
  3. che cessi in Italia la persecuzione degli spinozisti;
  4. che un sacramento contratto da un ateo valga per la Cassazione che non è la Sacra Rota;
  5. che il diritto riconosca a tutti gli effetti la validità della promessa fatta da un ateo davanti a Dio.

Aspettavo questo momento perché non c’è miglior prova che, gratta gratta, Dio esiste e gli atei no.