Le banche italiane superano bene gli stress test europei

Le 5 banche italiane vanno bene negli stress test dell’Eba. Otto istituti in Grecia, Spagna, Austria falliscono il test mentre nessun problema esiste in Francia, Germania, Gran Bretagna, Irlanda e, appunto, Italia. Il direttore generale di Via Nazionale sottolinea come il core Tier1 medio dei 5 gruppi italiani è al 7,3 (contro il 7,7% della media Ue)

Lo stress test europeo è superato di slancio, come nelle attese, e oltretutto nessuna delle 5 banche italiane si trova in quella zona “grigia” di istituti appena al di sopra della soglia del 5% di Core Tier1 e con in “pancia” molti titoli dei paesi a rischio. Alla Banca d’Italia i vertici non nascondono la soddisfazione per l’esito degli stress test che riduce la distanza del sistema nazionale con l’Europa e sul successo della strategia di spingere già a febbraio le banche nazionali a ricapitalizzarsi in tutta fretta. Nessun problema così per Intesa Sanpaolo, Mps, Ubi, Banco Popolare e Unicredit, l’unica a non aver fatto l’aumento.

I fatti «ci han dato ragione» spiega il direttore generale Fabrizio Saccomanni nella conferenza per illustrare i risultati dove si augura, dopo la settimana orribile vissuta dal comparto e dall’Italia tutta, di «aver tagliato il circolo vizioso per cui se aumenta lo spread c’è poi la preoccupazione per le banche e, quindi, c’è una preoccupazione ulteriore per gli Stati che eventualmente devono farvi fronte». Anche in caso di ulteriore peggioramento del debito sovrano non si scenderebbe sotto la soglia del 5%. Apprezzamenti anche dal Governo mentre il presidente dell’Abi Giuseppe Mussari dice che le banche italiane sono «promosse e solide».

Sono scoccate appena le 18 quando l’Eba diffonde i risultati sulle 90 (erano 91 ma una tedesca non ha voluto la pubblicazione) banche europee. Otto istituti in Grecia, Spagna, Austria falliscono il test mentre nessun problema esiste in Francia, Germania, Gran Bretagna, Irlanda e, appunto, Italia. Il direttore generale di Via Nazionale sottolinea come il core Tier1 medio dei 5 gruppi italiani è al 7,3 (contro il 7,7% della media Ue) che sale al 7,9 se si considerano alcuni strumenti non compresi nella definizione di Core tier1, ma caratterizzati da elevata capacità di assorbire le perdite.

Intesa Sanpaolo al 2012 vanterebbe così, in caso di scenario avverso, un core tier 1 dell’8,9% (9,2 considerati tutti gli strumenti), Ubi Banca del 7,4% (8,1), Unicredit del 6,7% (7,2), Mps del 6,3% (8,8), il Banco Popolare del 5,7% (6,2). Il Banco però, avvisa Saccomanni, non rientra in quell’area grigia per cui l’Eba chiede misure di ricapitalizzazione visto che hanno un risultato più vicino al 5 che al 6 e una esposizione ai paesi a rischio. Due condizioni che l’istituto veronese non soddisfa.

E quindi le banche italiane hanno ancora dei margini per fare fronte a eventuali nuove perdite grazie alla loro natura radicata sul territorio e non servono nuovi interventi a breve sebbene la guardia resti alta. Ora la parola passa ai mercati che dovranno “digerire” nel fine settimana la mole di dati fornita dalle banche e dare un responso lunedì ma i rischi maggiori per il sistema bancario europeo arrivano dal rebus greco ancora irrisolto.