Lavoro, una bella notizia. La Lombardia rilancia il sistema della Dote (si chiama sussidiarietà)

La giunta di Maroni mette in campo 50 milioni per la Dote unica lavoro. Saranno i cittadini a scegliere i servizi di formazione e inserimento migliori per rilanciarsi sul mercato. Per il Corriere della Sera «un passaggio culturale»

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Ogni tanto il martoriato mondo del lavoro italiano è scosso anche da qualche buona notizia. Questa arriva dalla Lombardia di Roberto Maroni e a sottolinearla è Stefano Blanco nell’editoriale del dorso milanese del Corriere della Sera, una testata che fin qui non ha fatto molti sconti alla nuova guida leghista della Regione. «In questi giorni è stata approvata dalla giunta regionale lombarda la Dote unica lavoro che l’assessorato Istruzione, Formazione e Lavoro mette in campo con un primo finanziamento europeo di circa 50 milioni di euro per offrire servizi di formazione, orientamento e inserimento lavorativo», scrive Blanco, secondo il quale «si tratta di una partita cruciale per il rilancio di un mercato del lavoro stagnante».

IL SOGGETTO È LA PERSONA. Il sistema della Dote, di conio formigoniano, non è una novità per la Lombardia, ricorda il Corriere. L’aspetto inedito è che esso «finalmente trova una sola declinazione che racchiude le precedenti in ottica di collocazione o ricollocazione lavorativa come principale obiettivo» contro la crisi. «Il sistema ha avuto il pregio e lo ha ancora di spostare sulla persona la possibilità di scegliere tra i servizi offerti sul territorio da una serie di operatori accreditati dal sistema regionale», si legge nell’editoriale. «Il soggetto, usualmente fruitore passivo di servizi, diviene soggetto attivo nella scelta e scrematura di quali servizi possano meglio essergli utili nella costruzione di un percorso personalizzato e guidato dalla persona, come utente attivo nella costruzione della propria dote». È così che nasce «una concorrenza virtuosa gli operatori del settore che se offrono qualità sono scelti e quindi finanziati, in caso contrario no».

PASSAGGIO CULTURALE. Secondo Blanco il provvedimento rappresenta una «occasione» per il mercato del lavoro, benché poco conosciuta. È dunque «urgente una comunicazione maggiormente efficace», oltre ovviamente alla necessaria «attenzione alla qualità dei servizi offerti dagli operatori». In ogni caso, conclude il Corriere, la Dote unica lavoro va promossa come «un passaggio culturale che deve vedere ognuno in un continuo percorso di alternanza di formazione-lavoro e in una sempre maggiore coscienza di dover essere fattivamente soggetto creatore di questo processo. Pena l’uscita dal mercato».

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