L’attentato di Reading e quei “tic” ricorrenti nel Regno Unito

Sabato Khairi Saadallah ha ucciso tre persone e ne ha ferite altre tre a Reading. Sui giornali britannici si parla (ancora una volta) di «pazzia, lupo solitario, razzismo»

«Pazzia, problemi mentali, lupo solitario, razzismo». A sette anni dall’omicidio di Lee Rigby, il Regno Unito non si libera da alcuni “tic” che rappresentano ormai una costante dopo ogni attentato terroristico. La polizia non è ancora sicura se incriminare Khairi Saadallah per terrorismo o omicidio plurimo, ma già si moltiplicano le attenuanti per giustificare l’attentatore.

L’ASILO POLITICO E I PRECEDENTI CRIMINALI

Sabato il 25enne libico, accolto nel Regno Unito con l’asilo politico, ha accoltellato verso le 7 di sera diverse persone stese sull’erba a bere birra al Forbury Gardens di Reading, un parco dove si era svolta nel pomeriggio una manifestazione di Black Lives Matter. Prima di essere bloccato da un poliziotto disarmato, ha ucciso tre persone e ne ha ferite gravemente altre tre.

Secondo le prime ricostruzioni, Saadallah era arrivato nel Regno Unito nel 2012 come turista, chiedendo poi l’asilo politico: secondo alcune ricostruzioni, sarebbe stato nel mirino degli estremisti islamici in Libia «perché non conduceva una rigida vita religiosa». Secondo altre, alcuni suoi familiari avevano combattuto contro Muammar Gheddafi e temeva ripercussioni. I pochi anni vissuti dal giovane nel Regno Unito sono stati segnati da diversi problemi con la giustizia: nell’ottobre 2019 è stato condannato a 28 mesi di carcere per aver infranto la sospensione condizionale di una pena precedente e per assalto aggravato da motivazioni razziali, danneggiamenti criminali e rissa. Dopo aver scontato neanche metà della sentenza, era stato rilasciato dal carcere due settimane prima dell’attentato.

I SOSPETTI DI JIHADISMO

In passato, il giovane libico era già stato condannato per assalto a un poliziotto, per minacce a una guardia privata e due volte per porto illegale di armi da taglio offensive. Secondo quanto dichiarato da un cugino, era affetto da problemi mentali e tre anni fa si era anche convertito al cristianesimo dopo una storia d’amore finita male con una cristiana, tatuandosi una croce sul braccio. «Non lo sento da allora», ha dichiarato al Telegraph. La versione cozza con i timori del MI5: l’anno scorso infatti Saadallah è finito nel mirino dei servizi segreti per possibili legami con il jihadismo e per la possibilità che si recasse in Siria a combattere. L’indagine però era finita in nulla e l’uomo era stato giudicato non pericoloso.

«SI È SOLTANTO DIFESO… PAESI RAZZISTI»

La famiglia del giovane non crede alla pista terroristica e il fratello dell’attentatore, Mo, ha scritto su Facebook che «non è vero, Khaili non è un terrorista. Si è soltanto difeso… paesi razzisti. Libertà per mio fratello!». Frasi che non trovano però riscontro in nessuna delle testimonianze di chi si trovava sulla scena del crimine: tutti hanno infatti dichiarato che Saadallah ha attaccato gli uomini al parco per primo e senza apparente motivo, «pronunciando parole incomprensibili».

Intervistando alcuni vicini del giovane, il Guardian ha raccolto testimonianze che lo descrivono come vittima di razzismo e islamofobia. «Ogni volta che [qualcuno lo attaccava], lo abbracciavo e gli dicevo di non reagire, perché erano gli altri a sbagliarsi», dichiara ad esempio Gary.

UNA LUNGA SERIE DI ATTENTATI

Se la pista terroristica venisse confermata, si tratterebbe del quarto attentato da novembre nel Regno Unito, che vanta ormai una lunga storia di attacchi da parte di attentatori armati di machete e coltelli. Il primo e più famoso è quello del 22 maggio 2013, compiuto da Michael Adebolajo e Michael Adebowale, due cattolici di origine nigeriana convertitisi all’islam nel Regno Unito che sgozzarono con un machete il militare londinese Lee Rigby inneggiando ad Allah. Il premier Boris Johnson ha dichiarato che «se ci sono lezioni da prendere, le prenderemo» riferendosi alla possibilità di espellere dal paese rifugiati che hanno commesso crimini e di non scarcerare in anticipo soggetti sospettati di avere legami con il terrorismo islamico.

Foto Ansa