«Lasciamo ai ricchi per dare ai poveri. Non facciamo come Hollande»

Intervista al direttore dell’Ibl, Carlo Stagnaro. E in Italia? «Addirittura abbiamo cambiato i termini: non diciamo più “chi investe”, ma “chi rimane”. Diamo per scontato che i futuri investimenti saranno lontano da noi».

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Una bella botta per i super ricchi francesi: sopra il milione di euro di reddito si vedranno applicare dal fisco un’aliquota del 75 per cento. L’effetto Hollande promesso in campagnia elettorale si è trasformato in realtà, e per i portafogli un tempo felicemente gonfi sono arrivate le lacrime. L’uomo più ricco di Francia, Bernard Arnault, con i suoi 41 miliardi di dollari di patrimonio, ha fatto sapere di essere pronto a trasferirsi in Belgio, ma la notizia è stata parzialmente smentita dal magnate che ha affermato di non progettare una fuga dal fisco, ma di avanzare una richiesta di doppia nazionalità per portare a termine nuovi investimenti in Belgio.
Il governo francese ha programmato di incassare una parte del capitale necessario affinché il disavanzo pubblico nel 2013 non superi il 3 per cento. Tempi.it ne discute col direttore ricerche e studi dell’Istituto Bruno Leoni, Carlo Stagnaro, che chiarisce subito che «togliere ai ricchi non significa dare ai poveri».

Direttore, “lasciamo ai ricchi per dare ai poveri”, le piace di più?
Condivido interamente l’affermazione. Un’aliquota così alta restarà un dato simbolico perché coloro che hanno un reddito molto alto o se ne andranno nel paese vicino oppure ridefiniranno il loro reddito in modo da non essere colpiti dall’aliquota massima.

Credo non si riferisca a metodi “sommersi”.
Ovviamente no, si può fare in modo del tutto legale. Ad esempio intestando una parte dei redditi a società o riconvertendo alcune attività in redditi da capitale che hanno un altro trattamento fiscale. Il gettito di questa maxi-imposta varata da Hollande sarà notevolmente basso perché in pochi si metteranno nella condizione di avere una dichiarazione dei redditi che raggiunga un’aliquota così alta.

Quali effetti si creeranno?
Nasceranno dei comportamenti dannosi in due sensi. Il primo è che si costringono le persone o a scappare o a investire una parte delle proprie risorse per pagare il commercialista che prepari una dichiarazione dei redditi che non sorpassi il milione (ripeto: in modo del tutto legale). Secondo: se un paese diventa non attrattivo per gli individui ad alto reddito, perde in produttività. Nella prassi chi guadagna molto è un inividuo ad alta produttività, a meno che uno non sia un ricco ereditiere, ma di Paris Hilton ce ne sono poche. Se coloro che guadagnano vengono dichiarati i nemici pubblici della società, difficilmente si avvicineranno e questo impoverisce un paese nel lungo termine.

Qualche pericolo anche nel sistema italiano?
Pensi che nel caso italiano è cambiata anche la lessicologia: non diciamo più “chi investe in Italia”, ma “chi rimane in Italia”. Diamo per scontato che i futuri investimenti saranno legati a realtà già esistenti e difficili da spostare, cioè che chi deve decidere oggi dove investire, difficilmente sceglierebbe Francia o Italia.

Ne consegue che la soluzione elvetica si mantiene la migliore, ovvero quella di far pagare meno i ricchi. Proposta antipopolare in Italia, non trova?
Più volte le pubblicazioni dell’Istituto Bruno Leoni hanno dimostrato che con l’aliquota massima abbassata emergono più redditi, non redditi evasi, ma fonti di guadagno che prima venivano confezionati in modo diverso. Così facendo si genererebbe un effetto positivo perché aumenterebbe il gettito fiscale in termini assoluti insieme alla quota di reddito pagata dai più ricchi. Nel caso francese, un soggetto che ha un reddito di 2 milioni, dovrebbe pagare 750 mila euro sul secondo milione allo Stato. Anche se pagasse 650 mila euro al commercialista per trovare una soluzione meno onerosa, risparmierebbe alla fine dei conti 100 mila euro. Potrebbe accadere un altro fenomeno. Se un soggetto è consapevole che dopo il milione di euro, i tre quarti di ciò che incassa vengono prelevati dal fisco, si ferma prima, creando un ammanco produttivo nel sistema con tutte le sue conseguenze: meno lavoro, consumi, eccetera. È evidente che è un sistema che non funziona.

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