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Lettere al direttore

L’anno prossimo Landini e Schlein a “Non chiamare le cose con il loro nome”

Di Emanuele Boffi
31 Luglio 2025
L’esito del referendum su lavoro e cittadinanza, la legge sul fine vita in Italia, la nostra idea di Trump e un papa fotogenico. Lettere a Tempi
La leader del Pd Elly Schlein con il segretario della Cgil Maurizio Landini
La leader del Pd Elly Schlein con il segretario della Cgil Maurizio Landini nel maggio scorso a Napoli (foto Ansa)

In occasione dei referendum su lavoro e cittadinanza, sono stato molto tentato di andare a votare (quattro “no” sicuri, ma ero indeciso sul quinto). Mi sono informato, ho cercato di capire, ho letto anche i vostri articoli che spiegavano il merito dei quesiti – oggettivamente criptici – e pure quelli in cui sostenevate la legittimità (consapevole) dell’astensione. Volevo votare perché mi sembrava giusto così, al di là del fatto che a proporre i referendum fosse stata la sinistra. Poi, forse perché nella mia testa rimaneva qualche perplessità che non riuscivo bene a verbalizzare, sono rimasto a casa. E, dopo aver visto Schlein e tutto il Pd esultare perché alle urne si erano recate «più persone di quelle che avevano votato la destra» alle ultime politiche, ho capito di aver fatto la scelta giusta. Fino al giorno prima ci dicevano che avevano voluto i referendum “per i lavoratori”; già il giorno dopo si capiva che era tutta una manovra per contare e contarsi. Ecco, non col mio contributo...

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