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Laici ,come il Papa e Clinton

settembre 8, 1999 Amicone Luigi

La vita come avventura della libertà alla scoperta del destino
personale e del mondo. “Così i miei amici hanno reso la loro fede
in Cristo razionale: la fede come l’unica vera giustizia e positività
per la vita di tutti”. Il valore e la “durata” del Meeting nel giudizio
del fondatore di Comunione e Liberazione

Don Giussani, i suoi amici hanno festeggiato i vent’anni del Meeting con una partecipazione di personalità nazionali e internazionali di straordinario rilievo. C’è stato un afflusso di pubblico imponente e gli stessi mezzi di comunicazione, giornali e Tv, hanno dedicato uno spazio senza precedenti alla kermesse riminese. Qual è a suo giudizio la ragione di questo successo?

I miei amici hanno pensato al Meeting come un tentativo di dimostrazione pratica del fatto che Cristo è un avvenimento eccezionale ed esorbitante qualsiasi paragone in tutta la storia del mondo. La capacità di Cristo di illuminare tutta la realtà fino ai suoi particolari recessi origina, è sorgente nell’uomo sincero di uno stupore eccezionale. Determina una conoscenza delle cose, un’affezione al rapporto come altrimenti non si può trovare.

Così i miei amici hanno potuto conseguire nella loro semplicità originale, quasi con evidenza, un’appartenenza che rende umana l’esistenza, che rischiara nel cuore di tutti loro ciò che Cristo è per loro e per il mondo.

Questo non poteva avvenire se non nel tempo della loro fedeltà all’esperienza elementare, che Dio ha creato come una apertura di conoscenza originale nell’uomo: “Se non sarete come bambini, non entrerete nel regno dei cieli”, cioè nel regno della realtà; non entrerete nel regno di Dio, nella realtà vera delle cose. È nella semplicità originale, in cui l’evidenza del reale avviene, la condizione perché la conoscenza del reale stesso sia immediatamente confermata come fatto in sé insopprimibile. Mi pare che proprio questa sia la grande condizione della certezza che l’uomo deve avere nel suo presente, nel quale può trovare sicurezza e amore. Così i miei amici hanno reso la loro fede in Cristo razionale: la fede come l’unica vera giustizia e positività per la vita di tutti. Per vent’anni hanno ripetuto il gesto del Meeting, sforzandosi di richiamare l’attenzione di tutta la società nei suoi problemi personali e comuni. L’incremento dell’esito del Meeting sembra ora confermare l’ipotesi di partenza. Si capisce, allora, perché i mezzi di comunicazione, finalmente risvegliandosi, hanno mostrato la ragionevolezza di questa storia: si sono accorti del perché nella società di oggi un fatto come il Meeting riesce a impegnare migliaia di persone, tanto che ora è notato anche nel mondo. È un successo che ognuno dei miei amici sente come favorito da Dio.

Il suo movimento è ormai diffuso in tutto il mondo e l’accento singolare della sua proposta è stato colto perfino in quel monumento al pensiero laico americano, il settimanale New Republic, che ha citato il fenomeno della nascita di Cl negli Stati Uniti. Che effetto le fa vedere sbarcare il movimento nel cuore del novello Impero, all’apparenza guidato da principi e suggestioni così distanti e spesso contrastanti la sensibilità cattolica e la tradizione ebraico-cristiana europea?

Vivere il cammino cristiano è una possibilità per qualsiasi luogo umano in tutto il mondo. Cristo è una risposta per tutti gli uomini e la diffusione della nostra esperienza non è opera nostra, ma avviene attraverso la nostra collaborazione (infatti “in Cristo tutto diventa sorprendentemente dono divino”, mentre per chi non crede tutto facilmente è percepito come “caso”).

Chi entra nell’esperienza cristiana entra in una positività sorprendente.

Naturalmente vi è come un destino di tristezza, un’impronta di solitudine che domina la possibilità di una conoscenza diversa della vita. D’altra parte, anche la concezione cristiana dell’uomo registra uno stacco, una ferita malvagia nella condizione umana. Eppure in ogni momento il Mistero vive la Sua paternità al deficiente cammino dell’uomo, che pretende trovare da sé il senso delle cose. Le cose, infatti, non sono create da lui e inquieto resta il cuore dell’uomo a qualsiasi livello arrivi la sua pretesa di affermare la realtà, se non la vive con la semplicità di un bambino. Così, l’uomo può riconoscere insieme la sua incapacità e la certezza del suo tentativo di conoscenza, di fedeltà e amore.

Così noi “sbarchiamo nel cuore del novello Impero” che è l’America col desiderio di portare a tutti la testimonianza che la loro vita appartiene come la nostra. Così il dialogo appassionato si fa sempre più persuasivo esempio di un amore allo spazio della libertà: così l’incontro con tanti ebrei diventa profezia di quello che dice San Paolo quando afferma che Gesù Cristo assicura, come ultimo fatto nella storia, l’unità tra ebrei e cristiani.

Lei ha sempre sottolineato quello che all’apparenza sembra una contraddizione, dicendo di sé e del carisma del suo movimento: “Laico, cioè cristiano”. Ci può chiarire la natura di questa sua pretesa e le sue conseguenze pratiche?

Per me il senso cristiano del termine “laico” indica tutti gli uomini in quanto impegnati, nel lavoro del mondo, a prendere coscienza del proprio destino. A chi è cristiano tale destino si è reso noto definitivamente e ha un nome storico: Gesù di Nazareth, il Cristo. Laici, in questo senso, si possono chiamare tutti i cristiani: non c’è differenza, in tal senso, tra la figura di Giovanni Paolo II e quella di Clinton. L’unica differenza che c’è tra i laici, cioè tra tutti gli uomini, è nella vocazione che storicamente Dio dà a ciascuno. Il laico cristiano è colui che investe tutta la sua vita, tutti i suoi rapporti, tutto il suo lavoro, vita e morte, “a lode e gloria di Cristo”, riconosciuto come il senso dell’esistenza e della storia. Come ogni laico, in qualsiasi ideologia, in qualsiasi razza, in qualsiasi tempo, in qualsiasi spazio, può essere santo o demoniaco: un peccatore, cioè uno che riconosce la deficienza della sua umanità davanti a Dio e agli uomini, oppure uno che si sente il padrone totale di se stesso, misura di tutte le cose, autonomo di fronte a qualsiasi problema (anche se non riesco a capire quest’ultima posizione in quanto tutto è marcescente e perde senso nella morte).

In questo aut aut la prima alternativa è evidentemente razionale e invita a ricercare e ad aderire a ciò che è vero, buono e bello. La seconda alternativa è una menzogna continuamente detta a sé, consapevolmente o meno.

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