Lafforgue: «La matematica? Da giovane preferivo la filosofia. Ma si diventa felici accettando ciò che ci viene dato»

Il celebre matematico, vincitore nel 2002 del premio Fields, analogo del Nobel, ha parlato al liceo Don Gnocchi di Carate Brianza della sua esperienza: «La verità non è solo il risultato ma anche il cammino che ci porta ad esso»

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Laurent Lafforgue«Non ho mai deciso di fare il matematico, da giovane preferivo letteratura e filosofia. Dopo il liceo ho intrapreso gli studi scientifici solo perché la matematica mi riusciva naturalmente e mi richiedeva meno sforzo. Sono le circostanze della vita ad avermi portato al mio lavoro, è una cosa che mi è stata donata e oggi sono felice di essere un matematico». Detto da uno come Laurent Lafforgue, vincitore del premio Fields nel 2002, analogo del Nobel, non è poca cosa.

«GRANDE AVVENTURA UMANA». In Italia per tenere un corso all’università degli Studi di Milano, giovedì il professore e ricercatore francese ha parlato davanti a un centinaio di studenti del liceo Don Gnocchi di Carate Brianza sulla sua esperienza di matematico. «Perché fare il matematico quando ci sono cose meno astratte e più vicine alla nostra vita? Perché la matematica è un aspetto della verità ed è una grande avventura umana cominciata da grandi uomini oltre duemila anni fa e che altri porteranno avanti dopo di me».

lafforgue«IMMENSA RICCHEZZA NEI PARTICOLARI». Nella ricerca in un ambito della matematica, le teorie di Langlands, Lafforgue ha «scoperto un’enorme ricchezza, inimmaginabile. Ho fatto un’esperienza della bellezza che mi porto dietro anche negli altri ambiti della vita. Tutti prima o poi arrivano a pensare che la vita non ci soddisfa ma è incredibile quale immensa ricchezza ci possa essere anche nel più piccolo particolare, come quello che studio».

«LA VERITÀ È UN CAMMINO». Ripercorrendo la sua vita di studente («ero brillante ed ero il migliore senza grandi sforzi) e di ricercatore, Lafforgue, 47 anni, afferma: «Il modo più intelligente di stare davanti alle cose è prenderle sul serio. Io non ho mai pensato di diventare matematico ma ora sono felice e capisco che non raggiungiamo la felicità perché realizziamo i sogni che abbiamo progettato noi ma attraverso le cose che ci vengono date».
Nel suo caso, la matematica: «Quando trovi la soluzione di un problema e ne vedi la bellezza, la gioia è immensa. Ma non ti fermi, perché passi subito ai problemi che quella soluzione apre. E lo fai anche se sai già che una nuova ricerca causerà fatica e sofferenza. So che sembra masochistico ma in 20 anni ho capito una cosa: la verità non sta solo nel risultato ma anche nel cammino e nello sforzo che, costellato di delusioni e fallimenti, ci porta a quella verità»

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •