La verità sull’omicidio di McConville, avvenuto 40 anni fa, minaccia la pace in Nord Irlanda

La donna fu uccisa nel ’72 a Belfast, e più volte il leader dello Sinn Fein Gerry Adams è stato accusato di essere il mandante del sequestro. Alcune registrazioni lo mettono nei guai

«Insieme a Gerry Adams cadrebbe anche il processo di pace». Ed Moloney forse esagera nel dare tutto quel peso alla verità sull’omicidio di Jean McConville, risalente al dicembre 1972. O forse ci vede più lungo di tutti nel valutare le conseguenze per l’attuale situazione dell’Irlanda del Nord . È uno dei giornalisti che meglio conosce il conflitto che sconvolse l’Ulster, avendolo per anni raccontato come inviato a Belfast per l’Irish Times e il Sunday Tribune. E ora teme anche per la stabilità interna del Paese dopo che la Corte suprema statunitense ha accolto la richiesta della polizia nordirlandese di avere accesso alle registrazioni che lui insieme all’ex-Provos Anthony McIntyre hanno fatto in questi anni presso il Boston College, raccogliendo testimonianze orali di ex militanti sui Troubles in Nord Irlanda.

LA POLIZIA INDAGA DAL 2003. Obbiettivo infatti delle autorità di Belfast è arrivare alla verità sul delitto di questa donna, madre di 10 figli rapita dall’Ira nella capitale 41 anni fa, uccisa perché considerata un’informatrice al soldo dei britannici e poi seppellita in una spiaggia vicino a Dundalk, al confine con la Repubblica: lì il suo scheletro è stato rinvenuto solo nel 2003. «Ci stiamo muovendo per arrivare in possesso di quel materiale, e andare avanti con la nostra inchiesta», dicono al Belfast Telegraph dalla Psni. Ricerche che potrebbero svelare le responsabilità di tanti (furono coinvolti fino a 28 terroristi) e che potrebbero mettere nei guai soprattutto Gerry Adams, attuale leader dello Sinn Fein, partito indipendentista e seconda forza nel governo di Stormont.

LE ACCUSE DELLA PRICE. A pesare su di lui le dichiarazioni che si pensa abbia rilasciato sul suo conto Dolours Price, ex-militante dell’Ira morta a Dublino lo scorso gennaio. La Price, ribelle repubblicana famosa anche per essere stata negli anni Ottanta la moglie dell’attore Stephen Rea, in occasione di quel rapimento guidò la macchina usata per far sparire la donna e più volte ha puntato il dito contro Adams: non solo in quel periodo, ha detto, era a capo dell’intero gruppo armato, ma sarebbe addirittura stato lui stesso a ordinare l’uccisione della donna. E ora che la Price è morta cade il vincolo di segretezza sui nastri contenenti le sue parole, garantiti da Moloney e McIntyre a tutti quelli che hanno contribuito alle ricerche del Boston College.

ADAMS SI DICE INNOCENTE. Il leader del Sinn Fein, che ha giocato un ruolo chiave nel processo che ha portato alla pace del 1998, dalla sua ha sempre negato qualsiasi coinvolgimento col delitto McConville, e anche lo scorso lunedì ha ribadito la sua innocenza in una trasmissione tv sulla RTÈ: la posizione della Price nei suoi confronti, spiegava, è stata dettata dal risentimento per aver messo fine alla guerra di liberazione irlandese, con degli accordi che hanno ricevuto non poche critiche. Negli scorsi mesi si era scusato con i famigliari delle vittime del terrorismo indipendentista pur continuando a negare qualsiasi coinvolgimento con l’Ira, e su di lui pende poi l’accusa portata avanti anni fa da Brendan Hughes, anche lui tra i più noti militanti dell’Ira e contributore dell’archivio del Boston College: anch’egli ribadisce quanto detto dalla Price sul conto di Adams. Era a capo del gruppo terroristico ed era la mente di diverse delle azioni portate avanti dall’Ira a inizio anni Settanta, tra cui il rapimento della donna. In pochi credono che lui col gruppo armato non c’entrasse nulla. Si teme però quanto potrà accadere adesso, con la Psni che spinge per avere i nastri e la Corte suprema americana che non si opporrà più. Anche il governo dell’Ulster teme per la pubblicazione.