La vera sfida è rifare nel profondo l’Unione Europea

Seminario a Bruxelles con Carlo Costalli (Mcl) e Giovanni Maddalena per fornire qualche spunto per ricostruire l’identità europea

Bruxelles. La campagna per le elezioni europee di maggio è cominciata, ma se ne sono accorti in pochi. In Italia i partiti politici tendono a strumentalizzarla per accumulare capitale politico da spendere sulla scena nazionale. All’Unione Europea e alla sua (più che necessaria) riforma viene dedicato al massimo qualche sterile slogan. Ciò di cui più si sente la mancanza è un contributo ideale e pratico alla causa, capace di analizzare le mancanze dell’Europa (che sono tante) per cominciare a risolverle. Ed è proprio per offrire questo contributo che il Movimento cristiano lavoratori – insieme a Efa, Ezal ed Europa popolare – ha organizzato un seminario internazionale che si è svolto a Bruxelles dal 9 al 10 aprile.

Sì all’Europa, per farla

Il seminario non era destinato a polverosi accademici e non aveva come scopo l’apologia a distanza di un’Unione che, è inutile negarlo, scricchiola da tutte le parti. «Oggi la priorità è recuperare la coesione sociale, che è legata all’inclusione sociale», ha dichiarato aprendo il seminario il presidente di Mcl, Carlo Costalli. «Se non diamo a tutti accesso ai servizi di base, al reddito e al lavoro, avremo povertà, disuguaglianza e rabbia sociale. Come possiamo vedere oggi in tutta Europa. L’antipolitica nasce da qui e la politica, che è in crisi, non sa come arginarla». Ma per sanare le divisioni e ricostituire il tessuto sociale non è sufficiente lottare ognuno nel proprio paese, serve cambiare l’Europa. Ecco perché Costalli insiste sull’importanza di dire “Sì all’Europa, per farla”, come recita il titolo del manifesto di Mcl per le Europee.  L’Europa, continua, «deve ricostruire la sua identità e deve farlo a partire dalle sue radici cristiane. Non per motivi confessionali, ma perché al di fuori di questa prospettiva rimane solo una cultura succube della tecnocrazia».

Precario stato di salute

Oggi l’Europa non gode di ottima salute. Ricordando le prime fasi della nascita dell’Unione Europea, Giovanni Maddalena, che è docente di Filosofia della comunicazione e studioso di semiotica, ricorda come cattolici e socialisti fossero convinti che gli Stati nazionali dovessero innanzitutto avere una politica estera comune, una sicurezza e un esercito comuni. Non c’era invece accordo sull’economia, se dovesse essere lasciata grande libertà e competizione tra gli Stati o meno.

Carlo Costalli (Mcl) e Giovanni Maddalena
Carlo Costalli (Mcl) e Giovanni Maddalena a Bruxelles per il seminario
“Le nuove politiche di inclusione sociale: il dialogo sociale, la partecipazione dei lavoratori e la lotta alla disoccupazione giovanile”

Basta risolvere tecnicamente i problemi?

A vincere alla fine fu una filosofia del tutto diversa, quella che si ispira a Jean Monnet: «Lui volle riunire innanzitutto le burocrazie e le intellighenzie per risolvere tecnicamente i problemi pratici e quelli economici, allo scopo di ottenere il benessere», sintetizza Maddalena. «I padri fondatori hanno fatto un compromesso al ribasso e finché c’è stata crescita, tutto è andata bene. Ma con la crisi del 2007 qualcosa si è spezzato, svelando la debolezza culturale di questa Europa. I sovranisti vogliono tornare agli Stati nazionali, ma la vera sfida invece è rifare nel profondo l’Ue».

E gli ideali?

Il docente elenca i principali problemi dell’Europa senza fare sconti. Innanzitutto, l’incapacità di affermare un’identità europea davanti alla sfida della globalizzazione e a quella delle migrazioni: «I popoli hanno digerito male il fatto che Bruxelles non si accorgesse neanche del problema identitario e si sono spaventati». C’è anche un problema economico: oggi l’Europa si limita ad armonizzare le economie europee, continua Maddalena, a stabilire il diametro delle zucchine, la quantità di latte che si può produrre, quali sogliole si possono pescare, deprimendo così «l’ideale del lavoro e della libera intrapresa, che è uno dei pilastri della cultura europea».

Il multiculturalismo ha fallito

Bruxelles ha anche fatto gli occhi dolci troppe volte al multiculturalismo, nella speranza che affermare che ogni cultura vale allo stesso modo potesse risolvere i conflitti. È accaduto l’opposto, invece, «perché il multiculturalismo ha fallito e lo Stato di diritto è andato in crisi. Basta vedere il fenomeno del terrorismo islamico. Inghilterra e Canada hanno provato a far gestire il diritto di famiglia alle corti della sharia: il risultato è sotto gli occhi di tutti. L’Europa popolare può benissimo avere tante etnie, ma la cultura fondante e riconosciuta deve essere una».

Valorizzare la sussidiarietà

L’Europa si è anche limitata a diventare un’erogatrice, spesso troppo generosa, di fondi, mettendo così nel cassetto l’ideale della sussidiarietà per passare a quello dell’assistenzialismo. «Ma la cultura europea ha sempre visto il lavoro come espressione della libertà in vista della trasformazione del mondo secondo un ideale», precisa Maddalena. «Ecco perché bisogna tornare alla valorizzazione della sussidiarietà, che ultimamente purtroppo Bruxelles ha depresso in modo eccessivo».

Fake news e verità

Infine, c’è il tema della verità. Tutti si lamentano del circolare incontrollato di fake news, ma spesso sono le università le prime a insegnare che una verità non esiste e a diffondere il relativismo più cinico. «Non possiamo lamentarci delle fake news, se educhiamo le giovani generazioni alla non esistenza della verità. La cultura non si salva con le tribù o con il pensiero critico. Un’Europa popolare deve tornare a educare e a sostenere i corpi intermedi, a partire dalla famiglia, quei luoghi cioè dove si può discutere, dove si può giocare la propria opinione, dove si può imparare ad ascoltare e a essere corretti».

La persona al centro

Ecco dunque il contributo di idee che arriva dal seminario internazionale al Ppe, la famiglia europea all’interno e attraverso la quale Mcl vuole ricostruire l’Europa. «Bisogna trovare un equilibrio tra la libertà a ogni costo e il sovranismo. Si riparte dalla libertà di educazione, dal lavoro, dal mettere la persona al centro. Solo così il Ppe recupererà la sua vera missione e l’Europa la sua anima. Forse il primo passo per riaccendere l’ideale europeo è ripartire proprio dalle scuole, che oggi vengono ignorate dai tecnocrati». Le idee ci sono, le proposte anche. Ora tocca al Ppe portarle avanti.

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