Il monopolio della forza armata da parte del governo di Damasco è una chimera: non passa giorno senza notizie di attentati, scontri a fuoco con milizie reduci della guerra civile, sequestri di donne alawite, incursioni dell’Idf
Bambini siriani giocano tra le rovine lasciate dalla guerra civile a Hass, nell’Idlib meridionale, 21 settembre 2025. Nel governatorato imperversano ancora gruppi jihadisti armati (foto Ansa)
Agguati dell’Isis che torna ad alzare la testa contro i curdi delle Fds (Forze democratiche siriane), raid del nuovo governo con la benedizione (e forse qualcos’altro) di Parigi contro i jihadisti francesi asserragliati nell’Idlib, vai e vieni israeliano nel Sud, rapimenti in tutto il paese, soprattutto di donne alawite, la minoranza religiosa alla quale appartiene l’ex capo di Stato in fuga Bashar al-Assad. Quasi undici mesi dopo la sua uscita di scena e l’ascesa al potere dell’emiro della formazione combattente islamista Hay’at Tahrir al-Sham, ora capo di Stato Ahmed al-Sharaa, la Siria continua ad essere terreno di scontro fra combattenti di varia affiliazione e luogo dove la sicurezza manca totalmente. Forse è per questo che il capo di Stato moltiplica le visite all’estero alla ricerca di sostegno: soprattutto in Turchia e Arabia Saudita, ma persino in Russia, dove il 15 ottobre scorso ha incontrato Vladimir Putin.
Il ritorno dell’Isis
Il ritorno dell’Isis sulla scena è un fatto: a...
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