La sentenza che riconosce i due papà gay «cancella la madre». Parola di prof lgbt

Lesbica contraria all’utero in affitto, Daniela Danna critica la sentenza di Trento. «Le donne non sono macchine da gravidanza»

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«Le donne non sono macchine da gravidanza». Lo dice oggi in un’intervista Daniela Danna, sociologa e ricercatrice all’università di Milano. Danna – come raccontò lei stessa in un’intervista a Tempi – è la promotrice di un appello, uscito mesi fa, di donne omosessuali contrarie alla pratica dell’utero in affitto. Una posizione coraggiosa e controcorrente che Danna ha illustrato anche in un suo libro, Contract Children.

CARI COMPAGNI GAY. Pochi giorni fa, la Corte d’appello di Trento ha riconosciuto una coppia di uomini come padri di due gemelli nati in Canada tramite maternità surrogata. Danna invita i «compagni gay» a non festeggiare la sentenza che «cancella la madre». «La genitorialità che deriva dalla cura e dalla responsabilità esercitate sono una cosa – ragiona la sociologa –, i certificati di nascita che non riportano nemmeno l’anonimato della madre sono un’altra, inaccettabile. Significano che quella donna non ha mai potuto avere una chance di continuare la sua relazione materna con il o i neonati».

“NUOVI GENITORI”. Da una diversa prospettiva, Danna si ritrova a condividere le preoccupazioni che ieri sono state espresse dal cardinale Angelo Bagnasco che ha inviato a pensare all’interesse dei minori: «I bambini – ha detto il presidente della Cei – pagano un prezzo altissimo: non conosceranno mai la loro madre». Anche Danna è preoccupata: «La relazione materna non è più riconosciuta dalla legge italiana. Invece i “nuovi” genitori saranno sempre i secondi e i terzi perché la gravidanza e la nascita sono già un rapporto intimo, stretto, imprescindibile nella riproduzione umana».

L’AMORE NON SI PAGA. Gli escamotage linguistici che definiscono queste pratiche come altruistiche, che si soffermano a descrive i sentimenti degli adulti coinvolti, non convincono Danna. Anche ieri, e sia detto tra parentesi, in una lunga intervista Nichi Vendola ha sottolineato quanto amore e partecipazione ci fosse da parte sua e della madri surrogate nella sua vicenda. Ma per Danna, sia che la surrogacy sia altruistica o commerciale «in entrambi i casi le donne vengono retribuite con un salario per la gravidanza, solo che là si chiama “rimborso spese”. Ovunque le donne dicono che lavorano e che sono professionali nel non affezionarsi ai figli e cederli ai committenti». La banale e cruda verità è che «l’amore non può essere pagato. Tutte queste donne sono retribuite. I media camuffano l’introduzione di un nuovo mercato, con i bambini che diventano merci».

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