La seconda volta degli studenti iraniani

Cartolina da Teheran

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“Ogni venti anni una rivoluzione….nel nostro paese è sempre così”. Gli iraniani lo amano ripetere. Per le strade di Teheran, infiammate dalla rivolta degli studenti, la battuta circola più che mai. I tempi sarebbero perfetti. Khomeini salì al potere nel febbraio 1979 , dal febbraio di quest’anno il potere del suo successore Alì Khamenei sembra traballare. Ma più che una nuova rivoluzione bisogna attendersi una seconda rivoluzione. Non un terremoto che squasserà dalle fondamenta i principi della repubblica islamica. Piuttosto una scossa d’assestamento in grado d’imprimere un nuovo corso alla repubblica degli ayatollah. I paragoni con l’agonia del regno dello scià non reggono. Alla fine degli anni Settanta l’Iran era una nazione in decomposizione. Il potere dello scià era privo di qualsiasi consenso, mancava un’ideologia su cui ricostruirne la legittimità. L’Iran di oggi è qualcosa di profondamente diverso. Tra le file degli studenti alfieri del rinnovamento non vi è nessuno che si sogni di chiedere l’abrogazione della repubblica islamica. Il problema piuttosto è quello del ricambio della classe dirigente e della riforma del diritto. L’unico paragone calzante riguarda la forza propulsiva del rinnovamento, ovvero gli studenti. Ma è naturale che sia così: il 65 per cento della popolazione iraniana è costituito da giovani sotto i 25 anni. Le università per vent’anni sono rimaste le incubatrici di un movimento che fu alla base della prima rivoluzione islamica. Il movimento era quello della “linea dell’Imam” e rappresentava l’ala più oltranzista della rivoluzione. Furono gli studenti della linea dell’Imam nel 1979 a gestire l’occupazione dell’ambasciata americana di Teheran. Furono loro a guidare le schiere di giovani volontari che si immolarono sui campi di battaglia alla frontiera irachena. Quando la rivoluzione si istituzionalizzò il potere vero passò nelle mani degli ayatollah e della borghesia dei bazaar. Nel frattempo i ventenni di allora sono diventati giornalisti, professori universitari, esponenti di spicco dell’ala riformatrice che fa capo a Khatami. Oggi chiedono la messa al bando dei vecchi leader e l’instaurazione di una repubblica basata sul diritto islamico anzichè sull’obbedienza cieca alla parola della suprema guida Alì Khamenei. Maturi ideologicamente, forti di un consenso straripante e contrapposti a una classe dirigente ormai logorata dal potere, conquisteranno probabilmente senza eccessive violenze ciò che vent’anni fa venne loro negato dagli ayatollah.

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