La regina Elisabetta vieta le scollature e le gonne corte

Il Royal Ascot non è solo un torneo di polo. È l’evento che l’aristocrazia e l’alta borghesia inglese aspetta di anno in anno, e cade sempre la terza settimana di giugno, come deciso dalla regina Anna nel 1711, che volle una competizione ippica vicino al suo amato castello di Windsor sulla quale poter scommettere e ricevere ospiti. E gli ospiti da allora sono sempre accorsi, pronti a farsi vedere e a farsi fotografare. Per questo la sfida alla mise più eccentrica è sempre aperta e il “dress code” che viene imposto è volutamente molto rigido per limitare i più estrosi. Quest’anno in particolare, per colpa dei primi vestiti apparsi sulla scena, il dress code è stato ulteriormente rinforzato per volere di sua maestà la regina Elisabetta, che si è presentata con l’immancabile tailleurino color cielo con accessori coordinati e il principe Filippo al suo fianco, pochi giorni dopo l’uscita dall’ospedale.

Ecco allora le nuove regole: le gonne non devono essere troppo appariscenti. Guai a indossarle troppo corte, o peggio, ad avere le gambe palesemente abbronzate da una lampada, così poco in linea con il pallore britannico. Vietati in teoria anche i “fascinator” troppo alti o ingombranti, quei copricapi a cerchietto modaioli sdoganati al matrimonio di William e Kate. La misura adeguata delle gonne è un paio di centimetri sotto il ginocchio, mentre non sarà consentito indossare top senza maniche o vestiti troppo scollati, pena doversi coprire con pashmine e giacche appositamente rifornite dalle assistenti del Royal Ascot. Perché? Sua maestà è stufa di vedere il suo amato torneo ridotto a galleria fotografica sui tabloid inglesi, ma a giudicare dalle mise delle ospiti presenti, i divieti non sono stati sufficienti.

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