«La politica americana sul nucleare dell’Iran? Non funziona». Parola del capo dell’esercito Usa

Ha parlato chiaro ieri al Senato americano James Mattis, capo del Comando centrale dell’esercito americano e successore di David Petraeus nel 2010. E sulla Siria: «Non armiamo i nostri nemici».

«Crede che gli sforzi diplomatici condotti dagli Stati Uniti e le sanzioni economiche stiano funzionando a impedire all’Iran di ottenere la bomba atomica?». «No». La domanda è stata posta ieri da un senatore degli Stati Uniti al generale James Mattis, capo del Comando centrale dell’esercito americano e successore di David Petraeus nel 2010, durante una seduta ufficiale.

VOGLIONO GUADAGNARE TEMPO. La risposta ha spiazzato molti senatori democratici che non si aspettavano critiche alla politica estera di Barack Obama. Dopo la risposta a bruciapelo, l’hanno pressato con ulteriori domande e il generale ha risposto così: «Continuo ad appoggiare la direzione che abbiamo preso (dialogo e sanzioni, ndr). Credo che gli iraniani stiano cercando di guadagnare tempo con le negoziazioni ma non dico che “non dovremmo tentare un negoziato”». Israele chiede da tempo un intervento deciso contro l’Iran, ma Obama preferisce intraprendere la strada del dialogo attraverso gli incontri del 5+1 (Usa, Russia, Francia, Gran Bretagna e Cina, più Germania) e al massimo le sanzioni economiche per indebolire il regime.

NON ARMIAMO I NOSTRI NEMICI. Dopo le precisazioni, il generale Mattis ha anche parlato della Siria e della decisione di non rifornire di armi i ribelli, a fianco dei quali combattono molte milizie straniere jihadiste: «Non vorremmo mai inavvertitamente, magari con le migliori intenzioni, armare persone che sono i nostri nemici giurati». E ancora, sul futuro della guerra civile tra ribelli e il regime di Bashar al-Assad: «È impossibile fare previsioni ora su quando la guerra finirà, senatori. Non vorrei davvero darvi delle certezze che sinceramente adesso non ho. Dico però che la caduta del regime di Assad sarebbe la più pesante battuta d’arresto subita da 25 anni a questa parte dall’Iran».