La notte in cui tutti gridammo: «Die Mauer ist weg!»

Sono passati 30 anni dal crollo del Muro di Berlino. L’evento del tutto inaspettato e imprevedibile fu favorito da un Papa, da un comunista e da un’incredibile gaffe

muro berlino 1989

Sono passati 30 anni dal crollo del Muro di Berlino. Molti ricordano il fatto e custodiscono ancora un pezzetto di muro acquistato con 10 marchi. Non tutti, specie i più giovani, sanno perché fu costruito. Spero di non tediarvi se ne racconto brevemente la storia.

Sul finire della Seconda guerra mondiale (febbraio 1945) i tre grandi alleati contro la Germania nazista si trovarono nella città di Yalta, in Crimea, per discutere del destino della Germania e dell’Europa a guerra finita. Winston Churchill (Gran Bretagna) si fidava poco e mal sopportava il capo assoluto dell’Unione Sovietica Josif Stalin. Churchill sapeva delle purghe staliniane che specialmente dal 1936 al 1938, e comunque continuate sino alla morte di Stalin (1953), fecero fuori oppositori politici, poeti, intellettuali, contadini benestanti (kulaki) per almeno 30 milioni di persone, tra i quali 200 italiani che si erano trasferiti nel paradiso socialista ove splendeva il sol dell’avvenire (tra i sopravvissuti, Paolo Robotti, cognato di Palmiro Togliatti, che non alzò mai un dito né la voce contro Stalin). Se Churchill espresse tutti i suoi dubbi verso Stalin, Franklin Delano Roosevelt, meno passionale e più opportunista del primo ministro inglese, ritenne che i processi sommari senza ombra di prove avessero un fondo di legittimità. A Yalta, di fatto, non si decise niente, Roosevelt morì nell’aprile 1945 e il suo successore, Harry Truman, mostrò maggiore fermezza contro il dittatore sovietico («I’m tired of babying the Soviet», sono stanco di badarellare i sovietici). 

La resa della Germania nazista alle potenze alleate fu siglata l’8 maggio 1945 e la Conferenza di Potsdam, tra luglio e agosto, decise dell’Europa futura. In quei giorni Churchill dovette lasciare gli Alleati perché costretto a dimettersi per il crollo del suo partito sconfitto alle elezioni dai Laburisti. Comunque Churchill, uno dei più grandi statisti della storia europea, in una memorabile conferenza al Westminster College di Fulton (Missouri), con la sua indomita passione, parlò della «cortina di ferro che da Stettino sul Baltico a Trieste sull’Adriatico separa il mondo libero dall’impero comunista sovietico che offende e nega la libertà degli individui e dei popoli» (5 marzo 1946). 

La realtà fu peggiore delle più fosche previsioni e l’Europa fu divisa in due blocchi, orientale e occidentale. Antiche e gloriose città come Varsavia, Budapest, Berlino, Bucarest, Praga, Sofia divennero i centri di comando della dittatura sovietica che utilizzò i piccoli partiti comunisti locali come esecutori fedeli degli ordini di Mosca contro i popoli che furono letteralmente imprigionati nella loro patria. 

Nonostante gli ostacoli e i rischi enormi, cominciò la fuga verso l’Occidente libero passando soprattutto dal varco aperto nella città di Berlino. Ci fu allarme a Mosca per questo esodo e questa via di fuga per alcuni milioni di persone, specialmente tedeschi. La reazione comunista non si fece attendere e la via di fuga che attraversava Berlino da Est a Ovest fu definitivamente chiusa con l’edificazione di un muro di 43 km che separava Berlino Est da Berlino Ovest. 

Vengono mobilitate 11 mila guardie e centinaia di cani poliziotto capaci di sbranare chiunque tentasse la fuga. Blocchi di cemento armato, fortificazioni in acciaio, filo spinato a lame taglienti, mine antiuomo e riflettori ovunque a disposizione dei Vopos (Volkspolizei) che dall’alto delle loro garitte sparavano a vista su tutto ciò che si muoveva. Piccola curiosità: le guardie devono essere sempre due per controllarsi a vicenda come da direttiva emanata ovunque addirittura da Nikita Kruscev, l’allora segretario generale del Pcus.

Da quel momento e fino al crollo del Muro si entra nella fase della cosiddetta “guerra fredda”, metà Europa è sotto una cappa plumbea gestita da poliziotti, esercito, divisioni di artiglieria sovietiche, spie in ogni dove. Povertà e lavoro sottopagato, ma sopratutto tanta paura di essere arrestati per un pensiero non gradito o una funzione religiosa. Questo il volto del socialismo reale. Nessuno avrebbe mai creduto che il terrore di Stato potesse finire. La storia, infischiandosene di Hegel, Marx e Stalin, ha poi seguito una strada diversa, imponderabile agli occhi della più fervida immaginazione.

Innanzitutto il Papa polacco (ottobre 1978) e la nascita nei cantieri navali di Danzica di Solidarnosc. Poi l’elezione a segretario generale del Partito comunista sovietico di Michail Gorbacev (ottobre 1985). Giovanni Paolo II tornò da Papa nella sua Polonia un anno dopo essere salito al soglio pontificio e nel giugno 1979 a Varsavia in Piazza della Vittoria parlò a un milione di persone, attente e commosse invocando alla fine lo Spirito Santo perché rigenerasse la terra, «questa terra» aggiunse. E la fecondità dell’imprevisto non tardò a dare i suoi frutti. L’anno dopo Lech Walesa, nei cantieri navali di Danzica, dette vita a una libera associazione di popolo, Solidarnosc, che di lì a poco divenne in Polonia il punto per un risorgimento nazionale senza sparare un colpo sugli uomini del potere comunista. Si posero dunque le condizioni per uno scossone enorme in un paese dell’orbita sovietica.

Nel 1985 con Gorbacev, l’uomo della Perestrojka (ricostruzione) e della Glasnost (trasparenza), inizia una nuova epoca che porterà allo sfaldamento dell’Urss e dell’imperialismo sovietico. L’abbandono della “Dottrina Breznev” vuol dire che i paesi satelliti devono sbrigarsela da soli di fronte alle forti esigenze popolari di libertà democratiche e non si può sperare più nell’intervento dei carri armati russi, com’era avvenuto a Praga nel ’68. Oramai si scatena l’effetto domino nei vari paesi ove il comunismo era al collasso e nuove istanze guidate da Lech Walesa e Vaclav Havel esprimono moti popolari pacifici.  

Nella grigia Germania Est arriva l’eco di tutto ciò e gli ultimi mesi del 1989 sono decisivi per la caduta del Muro della vergogna. Tutto accadde tra il 9 e il 10 novembre con la concessione inaspettata del diritto di espatrio. Gaffe ed errori da parte di Grüner Schabowski, uomo del Politbüro e segretario politico della Germania Est, che comunica alla stampa estera informazioni riservate e ancora non decise sulla libertà di uscire da Berlino Est verso il mondo libero, il capo della Stasi (temutissima polizia politica) Erich Mielke perde la testa e gli viene proibito un bagno di sangue, Egon Krenz presidente da due sole settimane non capisce la situazione, tutto precipita la sera di giovedì 9 novembre 1989 e sino al mattino seguente uno sciame infinito di gente e di auto attraversa l’odiato muro. È un momento di festa, di euforica libertà e a migliaia gridano «Die Mauer ist weg!». Il muro è caduto. Per quello strano destino che gli uomini non decidono, da quel giorno il mondo iniziò a cambiare.

Foto Ansa