La Lombardia lancia l’Osservatorio sulla cristianofobia. «Fenomeno in crescita»

Intervista al consigliere regionale Luca Del Gobbo, che ha presentato la mozione, approvata ieri, per istituire l’Osservatorio: «Non possiamo stare a guardare»

statua sant'antonio via farini milano

Come evidenziato da un recente rapporto di Open Doors, sono ben 340 milioni i cristiani perseguitati nel mondo. La situazione non è allarmante soltanto in Asia o in Africa, ma anche in Europa. Per questo Luca Del Gobbo, consigliere di Regione Lombardia, ha presentato ieri in Consiglio regionale una mozione, che è stata approvata all’unanimità (ma con i soli voti della maggioranza perché l’opposizione è uscita dall’aula in mattinata e non si è ripresentata nel pomeriggio), per istituire un Osservatorio regionale sulla cristianofobia. «Il fenomeno sta diventando davvero preoccupante, il Covid-19 l’ha ulteriormente aggravato e le istituzioni non possono stare a guardare. Ecco perché Regione Lombardia ha deciso di prendere una posizione forte», dichiara il consigliere a tempi.it.

Perché istituire un Osservatorio sulla cristianofobia proprio ora?
I dati parlano chiaro: ogni giorno 13 cristiani vengono uccisi a motivo della loro fede. Il fenomeno è purtroppo in aumento anche in Italia e in Lombardia. I media non trattano molto questo tema, ma nella nostra regione si verificano attacchi a chiese, cimiteri, statue religiose che non possono essere derubricati a semplici atti di vandalismo.

Che cosa può fare Regione Lombardia per arginare il fenomeno?
Io credo che possa fare tanto. Già nella decima legislatura, con Roberto Maroni presidente, ricordo che con l’assessore Cappellini dedicammo un intero Consiglio regionale al tema e invitammo testimoni della persecuzione, impegnandoci poi per iniziative umanitarie a favore dei cristiani perseguitati. Oggi è importante continuare quel lavoro in una duplice direzione: di monitoraggio ed educativa.

Quale sarà l’obiettivo dell’Osservatorio e da chi sarà guidato?
Sarà presieduto dall’assessore alla Cultura, Stefano Bruno Galli, e avrà lo scopo di monitorare il fenomeno della cristianofobia nella nostra regione, con l’aiuto e in collaborazione con tutti i Comuni lombardi, e di promuovere una cultura dell’accoglienza e della fratellanza, stimolando e sostenendo azioni che partano dal basso. In questo modo, potremo favorire la diffusione di valori che saranno fondamentali per far ripartire il paese in un momento in cui è così provato dalla pandemia.

È motivato oggi un discorso sulla cristianofobia in Europa?
In apparenza può sembrare strano, me ne rendo conto. L’Europa ha forti radici cristiane, anche se molti tendono a dimenticarlo e tanti provano ad annacquarle. E gli attacchi contro queste radici sono sempre più violenti e preoccupanti.

Può farci qualche esempio?
Pensiamo all’attentato alla basilica di Notre-Dame a Nizza, in Francia; alla campagna di odio “Fuego al clero” in Spagna, che incita a bruciare chiese e a colpire sacerdoti e religiosi cattolici; all’irruzione alla fine dell’anno scorso di una cinquantina di musulmani in una chiesa a Vienna al grido di «Allahu Akbar». E ho citato solo pochi casi.

E in Italia?
Come ho già detto, ci sono stati casi di statue della Madonna e di santi divelte e imbrattate. Devo ricordare il caso della statua di bronzo di Sant’Antonio da Padova di via Farini a Milano abbattuta da alcuni vandali? L’ultimo caso in ordine di tempo è quello di un uomo che ha fatto irruzione in un convento a Mazara del Vallo al grido di «Allahu Akbar» distruggendo alcune immagini sacre. Regione Lombardia ha il parlamento regionale più importante d’Italia e non può restare in silenzio.

Come si risolve il problema?
Non siamo ingenui e non pretendiamo certo di cancellare il fenomeno dall’oggi al domani, però bisogna dare un segnale. Oltretutto, nelle istituzioni si fanno spesso, e giustamente, battaglie per i diritti delle persone emarginate o colpite a causa dell’appartenenza sociale e sessuale. Perché non dovremmo batterci per coloro che sono discriminati a causa dell’appartenenza al cristianesimo?

Perché l’osservatorio si concentra sulla cristianofobia e non sulla discriminazione religiosa in generale?
L’assessore Stefano Bruno Galli, che ringrazio, ha colto lo spirito della mia proposta e ha chiesto di far monitorare anche gli atti di antisemitismo, cosa che saremo felici di fare. Ci sono molti casi di antisemitismo a Milano, ad esempio, e spesso la causa è proprio la radicalizzazione religiosa.

Al di là degli episodi che ha già ricordato, come si manifesta in Europa e in Italia la cristianofobia?
Non possiamo nascondere il nodo di una secolarizzazione sempre più aggressiva, che rischia di trasformarsi in discriminazione verso i cristiani. In questo momento storico vediamo un incattivimento della società: oggi l’avversario, chi ha un’idea di comunità e società diversa dalla propria, non viene appena sfidato con la forza delle idee. C’è un crescente desiderio di abbattere l’altro, anche fisicamente, di zittirlo e questo fa paura. I cristiani sono molto attivi in politica, nella scuola e in tutti gli ambiti della società. Portano un’idea della centralità e del protagonismo dell’uomo, e di alcuni valori tradizionali, che spesso non sono ben visti da certi poteri finanziari e politici, che vorrebbero invece lo Stato e l’economia al centro di tutto. Così i cristiani possono diventare un bersaglio e vittime di discriminazione. Attraverso questo osservatorio, Regione Lombardia può mettere in campo un’azione educativa importante a favore della libertà, innanzitutto religiosa, dell’uomo.