Bologna archivia la stagione delle delibere e vara una norma costruita per superare i rilievi della Consulta. Castaldini (FI): «È una scelta drammaticamente sbagliata. Abbiamo aggiunto la possibilità di scelta per il personale medico, ma rimane la domanda sul reale compito di cura e accompagnamento che spetta al Servizio Sanitario Nazionale»
Michele De Pascale, presidente della Regione Emilia-Romagna, siede tra i banchi dell'Assemblea legislativa (foto Ansa)
L'Emilia-Romagna ha la sua legge sul suicidio assistito. Giovedì 23 luglio l'Assemblea legislativa ha approvato, con i voti della maggioranza di centrosinistra (Pd, Avs, Civici e M5s) e il voto contrario del centrodestra, il testo presentato dal consigliere di Alleanza Verdi e Sinistra Paolo Trande che disciplina, all'interno del Servizio sanitario regionale, la procedura per il suicidio medicalmente assistito.
Dopo Toscana e Sardegna, è la terza Regione italiana a dotarsi di una normativa specifica sul fine vita. Un approdo che era scritto da tempo: da una parte la campagna dell'Associazione Luca Coscioni, che ha depositato analoghe proposte di legge in tutti i Consigli regionali per spingere le Regioni a legiferare sul suicidio assistito; dall'altra la vulgata, ormai diventata senso comune, secondo cui la sentenza Cappato della Corte costituzionale avrebbe introdotto un presunto «diritto soggettivo a morire». Una lettura ideologica che la Consulta non ha mai affermato.
La legge dell'...
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