La guerra nel Pd spiegata attraverso il dettaglio rivelatore dello ius soli

Da un lato c’è Matteo Renzi che vuole approvare in fretta la legge, dall’altro Paolo Gentiloni, il presidente del Consiglio, che vuole temporeggiare perché l’opinione pubblica non è pronta

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ius soli

Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – La vicenda dello ius soli, a farne una sintesi politicista, può spiegarsi attraverso gli equilibri interni al Partito democratico. Da un lato c’è Matteo Renzi che vuole approvare in fretta la legge, dall’altro Paolo Gentiloni, il presidente del Consiglio, che vuole temporeggiare perché l’opinione pubblica non è pronta: la maggioranza degli italiani, infatti, non vuole saperne di dare la cittadinanza ai non-italiani.

Solo la sinistra abbiente – quella nei palazzi del centro storico – è convinta della linea del segretario, quella che ancora resiste nei marciapiedi di periferia, invece, ha difficoltà a trascinare il proprio elettorato perché a voler fare le pulci al tessuto sociale del popolo post-operaista non c’è più un appiglio che radichi gli eredi del Pci alla lotta dei proletari. È ben difficile, oggi, immaginare un disoccupato o un precario che voti per il Pd. Il partito di Renzi è, appunto, percepito come il soggetto di riferimento del globalismo finanziario. Il blocco sociale del Pd non è più il quarto stato, ma la Quinta Strada del capitalismo egemone.

L’umanitarismo generico ha soppiantato il sindacalismo e l’unico rivoluzionarismo in atto, presso i liberal, è quello del glamour: diritti lgbt, quindi ecologismo, estetica vegana ed etica il più possibile pop, da papa Francesco passando per il Dalai Lama fino ad arrivare a Tiziano Ferro.

È un dettaglio rivelatore quello dello ius soli. Renzi che se lo intesta è lo stesso che poi va a copiare il Matteo Salvini di “aiutiamoli a casa loro”, rilancia strumentalmente su questo tema per ottenere con la sola fava della leadership ben due piccioni: avere dalla sua parte l’opinione pubblica lib-chic e sapere però che mai e poi mai, con i numeri in parlamento, potrà passare la legge. Il cinismo è il suo blasone. Spera ardentemente in un incidente di votazione alla Camera e intascare così la pistola fumante – il pretesto tanto atteso – del ritorno alle urne. Ma Gentiloni sa il fatto suo. Rimanda la discussione. E Renzi, dunque, aspetta e spera. Come nell’unico ius soli riuscito nella storia d’Italia. Quello di Faccetta Nera.

Foto Ansa

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